Intervista a Gianluca D’Incà Levis – Curatore di Dolomiti Contemporanee

Caro Gianluca,

vorrei cominciare questa “chiacchierata” chiedendoti di raccontarmi un po’ della tua vita. Quando e perché hai deciso di dedicarti “Full-Time” all’arte? Insomma, dal principio per arrivare alla tua professione…quella di curatore. Come sei diventato curatore? In che cosa consiste, secondo la tua esperienza, il lavoro di curatore d’arte contemporanea, considerando l’ineffabilità del suo ruolo e la polemica che ruota proprio intorno alla sua funzione.

Dc Opening, edifico Pavone, foto A. Montresor

Dc Opening, edifico Pavone, foto A. Montresor

Sono laureato in architettura, e ho trovato sempre quell’alveo culturale -come d’altronde molti altri- piuttosto angusto e geometrico e schematicamente pragmatico. La mia formazione è di gran lungo più letteraria e umanistica. Per molti anni, mi sono occupato soprattutto di studiare e approfondire temi teorici, letterari, filosofici, estetici, operando poco sul piano pratico, che consideravo distrattivo, e privilegiando l’analisi critica. Molte delle cose che vedevo fare in ambito artistico, mi parevano fatte male, con poca cura. In senso lato, credo che curare voglia dire avere attenzione, energia, determinazione, urgenza espressiva, oltre ad un progetto culturale, che dev’essere nuovo, che deve porre una differenza, nella fase ideativa, nel costrutto culturale. Quindi curare vuol dire essere, in qualche modo, scientificamente e famelicamente eversivi. Una cosa ben diversa dal lavorare su una prassi artistica all’interno di un sistema stabile (o statico).

Sono convinto quindi che il curatore dovrebbe essere una figura capace di proporre stimoli artistici e culturali differenti, nuovi, critici. In qualche modo un aggressivo. Non un operaio specializzato del contemporaneo, non un operatore neutrale al servizio dell’artista. Altrimenti non si cura, si fanno i services agli artisti, e si diventa pigri entrambi -o, al limite, politicanti.

Curatore e critico: quali sono i confini dei due ruoli che oggi tendono a confondersi.

In un senso generale -forzo un po’ per rendere un concetto che giudico centrale: curatore e critico sono la stessa cosa. Non esiste IL curatore. Non esiste IL critico. Non esistono queste due figure di carta. Curatore e critico non sono due categorie professionali. Esistono soggetti capaci di critica, dotati di attitudini critiche e ideative, e soggetti che ne sono privi. Senza queste attitudini, non si può aver cura di nulla, tranne forse di qualche bibliografia e dell’editing delle didascalie. Infatti, ci sono figure di (sedicenti) curatori e critici che annoiano, segnano il passo, stanno fermi, invece di avanzare, di tentare un movimento rinnovativo. Non sono attivatori, piuttosto, al massimo, manutentori. A me queste figure, che spesso operano in modo formalmente corretto, sui toni del grigio, spacciando un ordine acritico per misura, non interessano. Credo non servano a nulla. Anzi, sono nocive. Motivazioni insufficienti. Attitudini compilative. Ordine senza slancio. Insomma, tutto quel che non serve a rigenerare un tessuto (l’arte, la vita attraverso lo sguardo dell’arte) che invece è vivo, dovrebbe essere vivo, porta in sè la libertà di poter essere vivo. Invece, ecco il contemporaneo come camposanto. Senza guerra, e senza l’ombra di un naufragio. E allora, diplomaticamente, direi: a mare gli oziosi.

Come avrai capito, non mi interessa tentare di dare l’ennesima definizione generale ed astratta del concetto di Curatore e di Critico. Queste figure sono ridicole, nella sacralità che si conferisce loro talvolta (o che esse si autoattribuiscono). Il culto dei morti. L’aura immobile. Anche perchè il curatore, come lo sto definendo io, è, in qualche modo, l’esatto contrario di un funzionario iconizzato: è un dissacratore, un ginnasta, un affermativo. Non esiste dunque alcun distintivo, o tesserino, di critico e curatore; queste due figure non ci sono, al di là della capacità e della bontà e delle forza dei loro progetti. Aggiungo che, se uno non è uno spirito critico, non lo diventerà mai.

La Nascita di Dolomiti Contemporanee.

Quali sono state le idee e i progetti che ti hanno guidato? Quali le influenze e le ispirazioni? In che cosa Dolomiti Contemporanee si differenzia rispetto ad altri progetti espositivi, progetti di arte pubblica, gallerie, Kunsthalle, spazi espositivi in genere…musei? Qual è la sua unicità?

Non c’è stato un modello privilegiato, a cui guardare, da replicare, o adattare ai casi nostri. Non mi attrae molto l’idea di mutuare un modello da un altrove. Le situazioni sono sempre specifiche. Vanno comprese, e trattate in modo adeguato, attraverso una prassi chirurgica. Io non comprendo attraverso il raffronto, non all’inizio almeno. Naturalmente studio, ma credo che le bibliografie e i riferimenti, usati in modo scolastico, siano spesso il rifugio di chi non vuole, o non sa, offrire una propria visione, e che l’eteronomia, fingendo d’orientare, perda invece l’uomo, spesso confermandolo nell’erramento.

Diciamo che a modelli, analogie, contiguità (e differenze), inizio a guardare dopo una prima fase di gestazione endogena. Parto da un’idea, e da una motivazione, e comincio a sviluppare dall’interno, induttivamente.

Il progetto DC dunque è nato autonomamente, da una volontà di fare e di rinnovare; in ciò, in quest’aspirazione, esso è totalmente libero; al tempo stesso, il progetto è espressamente legato ad un territorio specifico, che però non lo soddisfa integralmente, non ne esaurisce il potenziale. Un territorio altamente configurato può esso stesso divenire vincolo, o limite, qualora lo si usi impropriamente (ma questo vale per qualsiasi altra cosa al mondo). Trovo attraenti i “teatri vincolanti”: il limite genera sempre le condizioni per una sfida. Ma la nostra non è un’azione dimostrativa; abbiamo inteso piuttosto, lavorando su un campo relazionale aperto, avviare un’ipotesi culturale nuova, a partire da (per, in, da), questo territorio. L’arte contemporanea, spesso, è tanto specifica da risultare settaria, ed in ciò anticulturale, nel senso di negazione d’opportunità e d’apertura. Naturalmente, avviare un ragionamento culturale lato non esime in alcun modo dalle necessità specifiche, dalle attenzioni curatoriali. Semplicemente, se le due azioni vengono connesse, il progetto assume una valenza ulteriore, e si struttura qualchecosa di più di un mero evento espositivo.

Dc il complesso di Sass Muss, foto Marzio De Santis

Dc il complesso di Sass Muss, foto Marzio De Santis

Qual è la definizione che ti senti di dare a Dolomiti Contemporanee, se esiste una definizione?

È un progetto di rete. Che cosa intendi? È un progetto di arte pubblica? Cosa significa?

Definire sinteticamente e univocamente DC non è semplice, e forse nemmeno corretto, dato che siamo attivi da pochi mesi, e che c’è ancora molto da fare per impostare in modo chiaro la struttura del progetto.

Credo che la sua identità potrà essere compresa meglio solo dopo che avremo avviato le fasi successive.

Per ora, direi che questo progetto è piuttosto nuovo, che si differenzia da altri progetti d’arte contemporanea. Uno degli elementi da cui scaturisce è proprio questo: marcare una differenza. Non per amore d’eccentricità, ma per, direi, rifiuto del trend, e volontà di generare un soggetto nuovo. Inoltre, di diverso c’è questo: io opero da poco (tre anni) nel mondo dell’arte contemporanea, quindi il mio network non è amplissimo. Il progetto DC quindi non poteva sorgere su uno zoccolo di conoscenze e relazioni acquisite. Doveva nascere da solo, e risultare convincente in sé, come opzione culturale con un’identità forte, che sorge, per scelta dichiarata, in un territorio particolare. E’ stato solo dopo aver costruito l’impianto generale, che mi sono rivolto a curatori ed artisti, interessando quelli a mio giudizio più compatibili.

A me non interessa tutta l’arte contemporanea. Mi interessano solo le esperienze che hanno una capacità rinnovativa, in cui il progetto pone un’ipotesi culturale, cerca uno scarto rispetto ad un’inerzia, e si rivolge all’esterno per un confronto diretto. La rete, in termini generali, è semplicemente quest’attitudine.

La rete non va quindi fatta con chiunque, ma solo con chi è effettivamente interessato a farla a sua volta.

Penso vi sia molta inerzia in giro, molti gruppi, gruppetti, gruppuscoli, che ritengono di custodire una chiave per la via al contemporaneo. Così, alcune porte (piccoli usci bassi d’isba) non si aprono mai. Questa narcolessia, che si nutre di certo bianco immobile e silenzioso ad ogni costo, trasforma certi consensi artistici in tristi cripte dove si pratica un’evangelismo dell’assenza. Luoghi chiusi in modo anormale. Mentre le situazioni interessanti sono, semplicemente, quelle normali. Normale è un termine sorprendente e depotenziato e falsificato. Come molti altri termini, viene usato, per sciatteria, in ribaltamento costante. Molto di ciò che viene preso per normale, non lo è, e viceversa. Normale è far le cose per bene, ed aprire con forza. Non necessariamente in modo convenzionale (normale non sta per abituale), ma rettamente (salire diritti è normale: la via alpinistica più semplice che sale una parete è detta la via normale). Mentre muoversi piano, guardinghi, al chiuso, custodendo gelosamente, è anormale (e sterile).

Credo DC sia un progetto forte ed attento, scevro d’ingenuità di sorta, che cerca una via, normale, o diretta (in montagna, la via diretta è più difficile di quella normale, che evita le difficoltà maggiori, cercando i passaggi più semplici, le linee di debolezza della parete).

Utilizzare e gestire una certa forza mantenendo però la misura; la stessa determinazione a parlare di forza, senza voler fare di ciò il manifesto di un novello elan antagonista, senza eccessi d’esuberanza o competitivismi infantili; voler creare un progetto alternativo, che non esordisce in sordina ma non tenda al lirismo proclamatorio, un progetto anche antagonista e combattivo, rispetto ai modelli standard asfittici propri di certa arte contemporanea; questo m’interessa, in un mondo in cui pensiero e ragione debole sembrano a tratti essersi impossessati di un ambito solo teoricamente riflessivo e creativo (quello artistico appunto), paralizzandolo, e imprigionandone molti operatori all’interno di una specie di clichè comportamentale -questo sì- reazionario, dove si opera a chiudere, invece che ad aprire, e dove l’esclusione è il principio dominante.

Con ciò, ribadisco, non intendo dire che il concetto di rete, in DC, sia acritico e omniclusivo. Che la rete coincida con una sorta di tendenza ecumenica indifferenziata. Per nulla. Le corrispondenze devono essere biunivoche. Entra solo chi è sintonico.

DC opere di Mario Tomé, foto A. Montresor

In un senso generale dunque, la rete è un’attenzione relazionale e la volontà di progettare un dispositivo culturale integrato, capace di azioni rinnovative.

Praticamente, la rete si configura come una serie di rapporti, che vengono cercati, e avviati, con soggetti diversi, giudicati compatibili e necessari allo sviluppo organico del progetto. Quindi, le reti sono in realtà numerose, differenti, integrate (o integrabili). E sono attive (reti di fatto, non reticolo teorico).

Il progetto è supportato ad esempio da una serie di soggetti pubblici che garantiscono una cornice istituzionale all’iniziativa (Amministrazione ai suoi vari livelli). La componente istituzionale, naturalmente, non influenza o limita in alcun modo l’indipendenza (culturale, ideativa) del progetto, lo sostiene anzi attivamente, anche con contributi economici, e gli consente effettivamente di esistere, e di avviare un ragionamento più completo, che tenga conto anche di un’interazione con il tessuto socio-culturale del territorio in cui opera e a cui si rivolge in primis, per fornirgli uno stimolo (niente esclusivismo dell’arte: rete è apertura).

C’è, ovviamente, la rete culturale-artistica, costituita dai curatori che collaborano al progetto, dagli artisti coinvolti, dai musei le gallerie i collezionisti che prestano le opere, dalle istituzioni cooperanti (cito, tra gli altri, Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzo Riso, Kunstart). C’è la rete legata agli aspetti di ambiente e territorio (Ministero dell’Ambiente, Fondazione Dolomiti Unesco, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi). C’è la rete degli sponsor privati, decine quelli coinvolti, una buona parte dell’industria locale dell’area prossima al sito di Sass Muss: grazie ad essi, riusciamo a coprire una parte dei nostri costi, ed anche ad affrontare la produzione di nuove opere. A livello locale, attraverso il coinvolgimento di associazioni, enti, gruppi volontari, scuole, cerchiamo di implementare ulteriormente questa struttura relazionale, di farla crescere in seno alla comunità, per non correre il rischio di isolarla, e per dimostrarne anche il valore formativo. In tal senso, molto importante anche l’attività svolta con i laboratori didattici.

Tutto ciò va integrato, le reti vengono incrociate, si fa un lavoro continuo di relazioni, intrecci, coinvolgimento attivo dei diversi interlocutori nei singoli progetti. La penetrazione deve essere capilare. Così, quando la macchina si muove, è più potente, in virtù delle molteplici ramificazioni; la partecipazione costituisce un sistema di crescita e di amplificazione.

Intervista a cura di Valentina Porro

….per leggere l’intera intervista…clicca qui…

http://www.dolomiticontemporanee.net/

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24 thoughts on “Intervista a Gianluca D’Incà Levis – Curatore di Dolomiti Contemporanee

  1. Luca Rossi ha detto:

    Cose giuste ma che sono lontani anni luce dell’essere messe in pratica. Scusa Gianluca eh.

    Ma tu trovi i fondi per dolomiti contemporanee, facendo tanta fatica, trovi gli spazi, trovi curatori che devono riempire questi spazi-contenitore; loro trovano artisti che devono riempire questi spazi-contenitore…

    I contenuti in tutta l’operazione incidono un 5%..e tanto meno si pensa a chi dovrebbe fruire di questi contenuti inerpicati nel bellunese…quale pubblico? Per chi tutto questo? Per 30-40-50 persone (tolti addetti ai lavori, artisti, loro amici, curiosi..)?

    E poi mi chiedo cosa ci sia di innovativo nel format…usare ex spazi industriali per l’arte contemporanea??? Lo fanno cani e porci da 10 e più anni…

    Il punto sono i contenuti; I CONTENUTI; o forse considerare il curatore, fund raiser, organizzatore il vero artista di tutta l’operazione (e anche quello che ci guadagna di più in visibilità e denaro).

    luca rossi

  2. caro il nostro petulante arrogante non-so-chi/luca-rossi;
    è la seconda volta, in tre anni, che decidi di appendere un grigio post in calce ad una delle mie faccende; il primo era ridicolo (eccolo: http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=58&IDNotizia=29925), ti risposi già allora come ti meritavi, pregandoti di dir qualcosa, se qualcosa avevi da dire, dato che nulla avevi detto, nel tuo italiano approssimativo che mi disturbò quanto l’insipienza dei tuoi CONTENUTI, come sempre mi disturba il pressapochismo nell’approccio, foss’anche di un blogger, che spesso è un tizio che tira via sulla tastiera, un post al minuto, dritto per la sua strada, ammesso che ne abbia una, mentre, penso io, se uno vuole parlare, dovrebbe avere una cosa REALE da dire; mentre, ancora mentre, ho l’impressione che taluni blogger sian spesso vittime di una una sorta di coazione al riempimento dello spazio virtuale, e che l’idea di costruirsi un’immagine pervasiva nel web -esserci sempre- divenga più importante della qualità di quel che si va sostenendo (?) in questa miriade di microinterventi presenzialisti e insipidi;
    in sostanza, sto rispondendo al tuo “ma quali contenuti?”, con un: “perchè, i tuoi, di contenuti, dove diavolo sono? e chi mai ha stabilito che tu, con questo stile approssimativo che ami e puoi e fa la tua identità, che tu sia portatore di un qualche messaggio edificante o chiarificatore? io non ne ho letti molti dei tuoi post, e quei pochi mi son sembrati poco incisivi, fritti, non ci ho trovato un bel nulla di incisivo e chiarificatore, direi che paiono i discorsi di uno che conosce il sistema dell’arte (o ci tiene a dimostrare di conoscerlo) e che si batte per ciò in cui crede (??) con una lima da unghie -ma per chiarire, scardinare, trasvalutare, occorrerebbe magari un martello, oltre alla grammatica-
    insomma, sebbene sia evidente come tu t’impegni assai a costruirti quest’immagine di oracolo indipendente dall’aura misteriosa (!), forse credendo davvero di esserlo, a me, per il poco che ti ho visto tirar fuori dall’opaco cilindro riguardo ai miei CONTENUTI, (tu che hai un nome-contenitore che non si sa cosa mai contenga), tale non sembri affatto;
    ma forse questo dipende dal fatto che io, che credo di aver della cose da dire, mi presento come un essere senziente, con un volto, un pensiero e delle azioni, e guardo in faccia un mondo che molto spesso non mi convince, perchè è pieno di funzionari, funzionari del pro e funzionari del contro, elaborando un programma culturale mio, che si differenzia da molti altri, e intavolando quindi una riflessione (che non è un post, 10 post, 100 post, ma una RIFLESSIONE; la critica non si fa attraverso la sciatteria dei post); mentre tu, che non sai scrivere, e non so quanto sai pensare, poggi lì ‘ste pietre leggere, il cui non riconosco valore, che pesan poco;

    come vedi, la mia intervista sul blog della KPBDM non è un post, è un intervento tendenzialmente ipertrofico, io non butto lì mezze sentenze in mezzo italiano, cerco di spiegare come la vedo;

    ma forse un facitore di post si trova a disagio a leggere dei testi lunghi? allora ‘sto postino non sa nemmeno leggere, oltre ad essere incerto nella scrittura?
    perchè, se tu avessi letto, avresti letto anche che a Sass Muss, in tre mesi, sono passate 8.000 persone, non 30-40-50 addetti ai lavori, come hai scritto; evidentemente non leggi, o non sai leggere; se è così, evidentemente, sei un buffone;
    8.000 persone, naturalmente, non sono i CONTENUTI, a quelli ci arriviamo poi, ma sono un indicatore di come abbia potuto funzionare la prima stagione del progetto DC, ovvero il lancio di un’esperienza completamente nuova, che è sorta dal nulla, che ha aperto in ogni direzione, che non è un post mal scritto, ma un progetto ben avviato;

    che poi ti disturbi il fatto che io abbia maggior visibilità, e danaro, come hai scritto, anche questo mi pare il pensiero sorprendente di un bambino confuso, o di un ecloplasma digitale, di un tizio che pensa per post; io non ho il mito del pragmatismo, ma DC è, oltrechè un progetto culturale/artistico (sottolineo culturale prima ancora che artistico), una realtà costruita; in effetti, l’ho costruita io: e allora chi diavolo dovrebbe averla la visibilità, tu? cosa vuol dire che la mia visibilità è “maggiore”? maggiore di cosa? come ragioni? la visibilità è per il progetto generale, all’interno del quale stanno moltissime cose, collaboratori, artisti, curatori, iniziative, eventi, azioni, promozioni, ecc.
    tutto, e tutti occupano il proprio spazio naturale, credo io, all’interno di un meccanismo che sempre definisco relazionale ed aperto; sei venuto a Sass Muss? no? di che diavolo parli allora, oracolo in absentia? per quanto riguarda i soldi: a Sass Muss abbiamo fatto, in tre mesi, un’attività che sarebbe dovuta costare, sommando tutti i costi presunti, oltre 200.000€; usando molta intelligenza, e capacità gestionale, e aggressività culturale, e fregandocene dei guadagni, siamo riusciti a far tutto con soli 70.000€, che son rendicontati; questi soldi sono serviti a pagare tutto quello che è stato fatto (tutto da zero, compresa l’attivazione delle utenze, e circa un milione di altre cose necessarie all’avvio di una macchina così grande, cose che probabilmente un postino del web non può neanche immaginare) praticamente, ed anche il mio lavoro di progettazione, relazioni, rete, ecc., durato un anno emmezzo; quindi, in sostanza, non ci sono soldi, per ora, poveri in canna, ma un’esperienza impressionante per la forza di volontà e la capacità di convincimento che ha saputo mettere in campo, per realizzare tutto quanto fatto senza finanziamenti commisurati;
    anche qui, dunque, hai parlato senza sapere nulla; la bocca aperta come una capra al pascolo; e ancora mi domando allora: come parli? perchè parli? di cosa parli? quali i tuoi CONTENUTI? come puoi parlare senza aver visto, sbagliando i numeri, confondendoti su ruoli e vantaggi, ipotizzando guadagni inesistenti, come puoi far questo, senza apparire un povero ignorante che non ha nulla da dire, e che non fa nemmeno lo sforzo di documentarsi su ciò di cui vorrebbe parlare (pardon, postare)? e’ questo il tuo “mettere in pratica le cose giuste”? ma sul serio non ti rendi conto di NON SAPER PENSARE NULLA?
    beh, direi che era ora che qualcuno te lo dicesse, piccolo (non dico piccolo perchè io mi senta grande: non soffro di complessi di superiorità: dico piccolo semplicemente perchè sei piccolo).

    e dunque, veniamo ai CONTENUTI, che incidono per il 5% di DC, secondo te, che ci hai dimostrato di saper fare così bene di conto, preciso e rigoroso come sei nell’analizzare i progetti via post, e di avere così tanto CONTENUTO nel tuo distillato fine di pensiero propositivo, e di aver così accuratamente studiato ogni aspetto di questo progetto, prima di POSTARE: premesso che i contenuti sono sempre opinabili, naturalmente;
    in quattro mesi scarsi di attività, a Sass Muss, abbiamo fatto diverse cose, le ho già scritte in diversi luoghi (tra parentesi, sono state anche analizzate e discusse da alcuni non-postini pensanti: nella sezione press del sito di DC, si trovano ad esempio i contributi di Pier Luigi Basso Fossali, che ha dedicato due saggi al progetto, e di Catterina Seia) eccole, in sintesi, che di ribattere a te mi son pur già annoiato, tempo da perdere in dialoghi (?) sterili non ne ho molto:
    abbiamo pensato, costruito, aperto, con quattro soldi, un laboratorio/cittadella/campus/fabbrica dell’arte, in un luogo immobile e ricco di potenzialità (cosa voglia dire che il format del riuso di uno spazio industriale è cosa vecchia, e che lo fan cani e porci, anche questo non lo so: questo luogo ora è nuovo; ora c’è e prima non c’era; quale format, postino? si tratta di muovere il culo, attivando spazi nuovi nel (dal) territorio, non di trovare un tartufo iridescente, un graal che nessuno ha mai visto prima -e che sicuramente non è alloggiato nella tua scatola cranica; si tratta di pensare e di fare, non di star seduti a postare);
    abbiamo realizzato 8 mostre, lavorando con 80 artisti, invitandone molti in residenza, utilizzando questi fantastici spazi industriali in un modo finalmente sensato, e facendo vedere tutto a migliaia di persone, integrando quest’esperianza al territorio (studiati la rete di soggetti implicati, studia, sciattone); le mostre, sono state realizzate insieme agli artisti, e a dei curatori che hanno scelto di partecipare al lancio di quest’esperienza; personalmente, credo che in generale l’attività (QUALITA’ e CONTENUTI) sia stata buona; e penso anche che l’attività, se continueremo a lavorare a Sass Muss, potrà e dovrà migliorare; non tutto è stato eccellente, e anche di questo sono, diciamo, contento: la fase di lancio di un progetto di questa portata (e così scarso nel budget), non può, evidentemente, coincidere con la sua fase apicale; la sequenza è questa: si pensa, si opera, si nasce, si cresce; quindi, prima BISOGNA nascere, poi BISOGNA migliorare; prima bisogna dimostrare di saper far nascere la propria idea; poi, ripeto, poi, bisogna dimostrare di saper crescere; nella prima fase, a Sass Muss, abbiamo dunque fatto nascere un progetto; ora lavoreremo a crescerlo (tu vai pure avanti tranquillo a postare, lavoriamo noi); una cosa è ben chiara: la scommessa ora è sulla CRESCITA della QUALITA’ (quindi implementazione dei CONTENUTI); ma questo, evidentemente, è logico e fisiologico, e chiaro di per sé, ante POST, direi;
    abbiamo avviato un ragionamento nuovo rispetto alla Montagna, che ci interessa molto, mentre non ci interessa la sua immagine chiusa nel passato, e abbiamo dunque ipotizzato di creare un Dispositivo per la costruzione di nuove immagini per una cultura rinnovata, contemporanea appunto, della montagna stessa;
    eccetera; mi son stancato; inutile insistere a ragguagliarti; hai già dimostrato di non leggere, pensare, scrivere; aborro le pratiche sterili, chiaramente, il mio tempo non è per te; inoltre, fuori c’è il sole, quindi vado a scalare; lascio te sulla sedia -impagliata- e ti dedico questa citazione: tanto gobba è la speranza, che il domani ha il contorno di un insetto;
    alè, postino, alè

  3. Filippo ha detto:

    Non solo condivido in pieno il pensiero, correttamente scorretto, umilmente altezzoso, di Gianluca ma, non avendo nulla da aggiungere, evidenzio un passaggio – che integralmente riporto – del post del Signor Luca Rossi, che mi ha lasciato davvero interdetto: “…e tanto meno si pensa a chi dovrebbe fruire di questi contenuti inerpicati nel bellunese…quale pubblico?…”. Come a dire che la scomoda collocazione oro/geografica impedisce la fruizione del contenitore e del contenuto?!?! Come a dire che lo sfortunato, potenziale, pubblico bellunese, da solo considerato, non merita simili “eventi”? Come a dire che solo in grandi città, munite di facile accesso, per i mollaccioni amanti dell’arte, sono da partorire iniziative? Egregio Rossi, a Belluno abbiamo automobili, motociclette, biciclette, mezzi pubblici e tutti questi diabolici ritrovati della moderna tecnologia… E pure buone gambe, oltre agli occhi ed al gusto per il bello ed una sana curiosità culturale (mi pare anche di aver capito che i curiosi non le piacciono…sbaglio?).

    Cordialità

    Filippo Osnato

  4. Nicola Genovese ha detto:

    Caro Luca Rossi leggo i tuoi post da molto tempo, e ho apprezzato molti dei tuoi interventi e dei tuoi neologismi (new arcaic, ikea evoluta, moussescope ecc)
    Ora però con queste boutades sulle 40/50 persone e sui contenuti inerpicati, hai pisciato fuori dal vaso.Capisci che portare 8000 persone in un luogo dimenticato come Sass muss è già un ottimo risultato, ben al di là di ogni aspettativa.Riconvertire strutture industriali al contemporaneo non è un operazione nuova ma utilizzare un area industriale in mezzo alle dolomiti è una pratica alquanto inusuale.Non mi addentro sulla questione dei contenuti perchè preferisco parlare a quattr’occhi di questioni complesse, ma dal tuo post è chiaro che non conosci a sufficenza il progetto per poter parlare di CONTENUTI…bisognava veramente esseci in questo caso per capire l’importanza del progetto che come tutti i progetti va affinato e migliorato, ma la tua stroncatura in questo caso è fuori luogo…sei scaduto Luca Rossi, sei diventato un disco rotto, la tua forza iniziale è svanita…tra un po andrai a finire nello spam…

  5. Luca Rossi ha detto:

    Io ho l’impressione che non ci sia sufficiente attenzione ai contenuti, alle opere che alla fine vengono presentate, alle mostre che alla fine vengono presentate. Non c’è una lettura critica del “format mostra” rispetto al presente e al futuro. Manichini viola, graffiti, transenne a formare una scultura…non so quale incisività possano avere oggi….e ripeto: usare spazi in disuso non mi sembra una cosa nuova e “buona” a prescindere…forse alcune opere dovrebbero stare nel museo e le dolomiti dovrebbero rimanere quelle che sono…

    Quello che emerge, e rimane, è il solo contenitore: spazi in disuso, curatori, curatore capo, organizzazione, comunicazione, interviste, ricerca fondi, sito internet,compensi, persone che lavorano gratis, discorsi, discorsi, ecc ecc.

    Per il pubblico: 8000 persone…..per la questura o per gli organizzatori??? Questo punto rimane e deve rimanere oscuro quanto meno per non rischiare di perdere sponsor. Ma tutti sappiamo che il pubblico dell’arte contemporanea in italia non esiste, tolti addetti ai lavori, loro amici e curiosi. Ma continuiamo pure ad ingannarci…poi un giorno finiranno i fondi e sarà un dramma se non si iniziano ad organizzare eventi come questi partendo dai contenuti e non dal contenitore.

    Caro Gianluca, io non ho tempo di leggere e scrivere papiri lunghi come fai tu. Vista la tua reazione spropositata la mia critica (seppur modesta) ha colto nel segno.

    :)

    Buon lavoro

    Luca Rossi

  6. beatrice sartor (mica fasulli) ha detto:

    rossi, nickname azzeccato, mediocre e conformista come le scie che lasci.
    non hai tempo di scrivere come si deve perché l’orto e la la vanga t’attendono?
    ti omaggio di questo link così puoi controllare il lunario prima di metterti a digitare, http://www.frateindovino.eu/.
    cari saluti a te e consorte, la sciura pina, la quale spero abbia apprezzato l’utima mostra degli impressionisti che avete visto a voghera.
    b

  7. Barbara Taboni ha detto:

    Caro Luca Rossi, riflettendo sulle cose scritte vorrei sapere perchè usare spazi in disuso non ti sembra una cosa tanto buona..
    Comprendo bene che non sempre funzioni, ma ci sono casi come questo, DC appunto, dove l’integrazione (spazio-funzione) è riuscita.
    Dal mio punto di vista la febbre per la novità và curata, siamo immagini di immagini di immagini… e su questo punto mi và di pensare ancora.
    Credo nel riutilizzo intelligente,
    ci credo con un senso di economia per lo spazio-mondo, saturo di edifici in disuso, ciò che fà la differenza è il come (contenuti)….
    tu che ne pensi?
    Mi è preziosa la tua riflessione, e non ho interesse a capire chi sei,
    ringraziandoti, ti invito a visitare di persona la realtà DC,
    il clima và annusato realmente per comprendere….
    E’ una realtà giovane, da accogliere con acuta curiosità !
    Ti saluto ricordandoti che ogni luogo è internazionale, pensare di no è provinciale.
    Barbara Taboni

  8. Luca Rossi ha detto:

    Beatrice Sartor sei un po’ fuori strada. Certo il Sig. Rossi è una vittima mediocre come Gesù. Ma io cercherei di stare ai contenuti e alla mia critica verso Dolomiti Contemporanee. Riporto un commento che ho scritto ora sul blog di Elena Bordignon, che si sposa perfettamente con il tema (ma state al tema non parlate di me :):

    Purtroppo in italia c’è un clima posto tra:

    – la totale improvvisazione (iscritti alla nonni genitori foundation che decidono di occuparsi di arte- nessuna formazione sul passato e sul presente dell’arte comtemporanea)

    -operatori bravi ma traumatizzati (senior e junior formati in un clima che osteggia il contemporaneo, e quindi feriti e privi di energie per andare oltre la difesa del proprio orticello)

    – operatori semplicemente incapaci e permalosi (ricordiamo che le direttive ministeriali italiane indicano il settore arte per gli studenti meno brillanti e più svogliati).

    Questo deprime il pensiero divergente e il confronto critico come capacità di evidenziare ed ARGOMENTARE le ombe e le luci di un progetto e di un lavoro. In Italia (penso per esempio a Dolomiti Contemporanee, di cui mi sto occupando su altri commentari) una volta trovato il finanziamento SEI LEGITTIMATO A FARE TUTTO E NESSUNO TI PUO’ DIRE NULLA. Questo non può esistere: oggi più di ieri ci vuole una rinnovata attenzione per i contenuti e per il pubblico. Non funziona più l’atteggiamento finto snob anni 90.

  9. Luca Rossi ha detto:

    @Barbara Taboni: lo slogan “ogni luogo è internazionale” l’ho coniato io in un dialogo con Massimo Minini..quindi lo conosco e lo condivido :)

    Non ho detto che è sbagliato usare spazi in disuso, ho detto che non è sinonimo di qualità e innovazione a prescindere. Non prendiamoci in giro. Io DC la farei proprio nelle dolomiti, e non in una fabrichetta vuota posta in mezzo alle dolomiti….che senso ha?

    Ma il problema vero sono le opere proposte e le mostre finali che ricalcano format e clichè ormai logori, stanchi e spuntati. Mi offro di curare una mostra se volete esempi concreti.

    LR

    • Barbara Taboni ha detto:

      Lo sò che lo hai coniato tu per ciò lo ribadivo:) e comunque mi è familiare. Quando dici che DC lo faresti in mezzo alle Dolomiti, non ti sembra questo un atteggiamento da curatore che fà l’artista? Un progetto ch solo un addetto ai lavori(artista) può pensare di attivare? Chi vive la montagna sà che addentrasi e salirla è cosa per pochi, ci vuole preparazione_ quindi sarebbe improbabile portaci degli spettatori…
      anche se, dato che attraverso l’arte tutti i luoghi sono tra loro connessi, un artista potrebbe farlo.
      Sass Muss è ai bordi, ma oggi il centro dove è? Non è ai bordi?
      Per quanto riguarda curare una mostra tua in DC, sarei molto curiosa.. ma questo non lo decido io. Saluti BT

      • Luca Rossi ha detto:

        Per me una mostra nelle Dolomiti sarebbe praticabile. Se no il luogo mi sembra solo un pretesto esotico. Non vedo collegamento opere-dolomiti…

        LR

  10. Luca Rossi ha detto:

    Chiedo a Gianluca di non fare il permaloso, la mia critica voleva essere costruttiva, se non credessi in DC non starei quì a commentare, quindi piano con gli insulti a caso. Grazie
    LR

  11. e allora avanti, signor luca-rossi-del-blog-sport;
    secondo me, quasi tutto quello che hai detto fin’ora è irritante, presuntuoso, maleducato, superfluo, e REAZIONARIO;
    e mi spiego, anche se il sistema migliore di trattarti credo sarebbe proprio quello di beatrice, che si è limitata a darti, come meritavi, del villanzone, spernacchiando un po’ la tua boria cialtrona, ed evitando di prenderti sul serio;
    il tuo incipit, in questa faccenda, l’abbiamo già detto, l’han visto tutti, è stato pessimo: se uno pretende (come hai detto in seguito) di voler ARGOMENTARE, deve avere gli argomenti, una reale volontà di intavolare, le capacità per farlo, un proprio costrutto culturale – diciamo una posizione solida, di uomo-con-la-mente, che non si costruisce nei blog; se uno ammette placidamente di non aver tempo per leggere, sta con ciò dichiarando (sprezzantemente) di non aver voluto, di non essersi saputo documentare su un tema; ma come si può ARGOMENTARE senza prima aver raccolto gli ARGOMENTI? questo è, evidentemente, molto grave, e insieme ridicolo; direi che è perfino immorale, oltreché fanciullesco; il fatto che tu ambisca a criticare, decretando, insegnando qualcosa a qualcuno, ma che al tempo stesso confessi (e dimostri) di non aver ANALIZZATO accuratamente il tema, è un indicatore elementare di cialtroneria; tu dichiari in tal modo di non avere un metodo, come un dilettante; questa carenza metodologica strutturale, come capisce anche un bambino, azzera da sola il valore di ogni tua affermazione; questa è una semplicissima e incontrovertibile analisi logica del tuo modo di procedere in questa faccenda;
    aggiungo, per chiarezza, che non ritengo sia sempre necessario studiare ogni cosa a fondo; so già com’è (o cos’è) un film di Pieraccioni, prima di vederlo (e infatti non vado a vederlo); o una canzone (!) di lady gaga; ma questo progetto, credo io, va analizzato, per essere compreso, perché è inusitato, e, in parte, gioca con lo stereotipo (già la nostra grafica lo chiarisce); d’altro canto, un curarore, un critico, un tizio che vuole riflettere sull’arte, ha il dovere di attrezzarsi; la critica è CLINICA; se non studi la sintomatologia, non fai l’anamnesi, non approfondisci le scienze di base, la tua diagnosi sarà quella di un medico di base; invece, il soggetto critico, per metodo e attenzione penetrativa, è un ricercatore scientifico; neurologia, non ricette scribacchiate (da postino-condotto);
    bene, tornando a noi: dato che qui non siamo all’oratorio, né al blog-sport, io direi che, come regola, prima di aprire la bocca è il caso di pensare; se invece non si possiede un metodo coerente, o si è confusi, BISOGNA TACERE; io non sono sempre favorevole al DIRITTO DI PAROLA; non in ogni caso; in particolare, se un individuo ha un seguito, o pretende d’essere, in qualche misura, un opinionista influente, ha piuttosto un DOVERE D’INTELLIGENZA; se quell’uno pretende di voler ARGOMENTARE, egli DEVE –farlo è sua responsabilità- studiare, voler sapere; altrimenti, quella parola (e quell’uno) è un bluff, e l’uno mendace va ARRESTATO e mandato all’espiazione, ai lavori socialmente utili (a Sass Muss abbiamo i Piombi);
    dunque, ricapitolando, in quel tuo maldestro/sprezzante incipit da bar-blog, hai buttato là diverse perle: 50 persone, cani e porci nelle cucce industriali, illazioni sui guadagni, ecc.; un cumulo di idiozie; io non sono affatto permaloso, né mi sono alterato di una virgola, te l’assicuro; ti ho semplicemente risposto, rigettando questo concionamento, e definendoti in base a ciò che qui hai mostrato; quindi i miei non sono insulti a caso, te li sei guadagnati tutti, sono consequenziali (rapporto causa-effetto); a caso eran le tue parole; se tu non avessi esordito in questo modo idiota, postando a vanvera, avremmo potuto forse parlare; ma su questa base è impossibile; la tua quindi non è nemmeno una “critica modesta”; la critica è un’altra cosa, una cosa con la quale, da quel che vedo qui, tu hai ben poco a che fare, dato che operi in modo SUPERFICIALE;
    aggiungo due considerazioni, o forse quattro, non so, vediamo se gemmano; la prima è sui cani e porci, e, in generale, su quello che chiami il “format mostra”; per me, rispetto a come lavoro io, non esistono i “format”; bisogna fare cose nuove, per rompere gli schemi, che sono nefasti, sempre, e imprigionano l’uomo, che tende a ripetere, iterare, riferirsi, copiare; per te, il recupero di un sito industriale per farci un centro d’arte è COMUNQUE un “format”; la mostra è un “format”; il concetto stesso di format dico io, è la base di un ragionamento di tipo schematico; chi non possiede una mente plastica abbastanza per concepire programmi rinnovativi, sta spesso a interrogarsi (o a postare alla bell’e meglio) su categorie già esistenti; ma un programma nuovo viene invece da un’intenzione inedita, che non è ignorante o cieca rispetto allo stato delle cose, ma che tenta di muovere un passo avanti, invece di star lì a batterlo, il passo; intendo dire che creare la categoria “recuperi di siti industriali per l’arte”, come categoria generale indifferenziata, e ficcarci dentro Sass Muss e DC a priori, senza aver analizzato il DATO specifico, è ancora una volta, testimonianza di una metodologia superficiale, non analitica, non scientifica, non critica, approssimativa, schematica appunto; lo stesso dicasi per il format mostra; la mostra non è uno schema; è un’antischema; a proposito delle tue insufficienze analitiche e dello schematismo, aggiungo questo; hai scritto “Non c’è una lettura critica del “format mostra” rispetto al presente e al futuro. Manichini viola, graffiti, transenne a formare una scultura…non so quale incisività possano avere oggi…”; bene, mi par di capire dunque che tu consideri sculture e graffiti come dei prodotti o generi artistici obsoleti (rispetto al post?); anche qui, com’era per i “recuperi” come categoria generale, in blocco, a prescindere dal valore del’opera singola; anche questo è un’atteggiamento fondato su un pregiudizio, non certo su una posizione critica o estetica, dato che categorizzi (invece di emettere un giudizio critico); questo conferma il tuo porti a monte del dato specifico, seduto sul tuo elemento aprioristico; conferma che non valuti, che escludi, che schematizzi (io non schematizzo: non dico che ogni ed ognun intervento di riutilizzo di un sito industriale dismesso è buono di per sé; dove diamine avresti mai trovato affermazioni di questo tipo? io dico che QUESTO in particolare è buono, e spiego perché (a chi è interessato e a chi sa leggere);
    inoltre (seconda considerazione): se tu avessi evitato di presentarti come un messia dell’approssimazione (spero il tuo riferimento a Gesù fosse ironico, e non un singulto d’ateismo; ci manca solo di vederti liberar le tue accuratezze in una serie di post sulla teologia cristiana…), e avessi davvero intavolato un discorso sui CONTENUTI, questa cosa avrebbe potuto diventare interessante, ed io avrei potuto chiarire forse come pensiamo di “implementare” la qualità nel secondo step di DC (sempre ammesso che riusciamo ad andare avanti, qua si combatte, non c’è alcun finanziamento facile); perché, in realtà, se ben posto, il discorso sui CONTENUTI è l’unico, tra i tuoi, legittimo, corretto, è un tema (il resto, come abbiam visto, è immondizia); ma quello che hai scritto fin’ora sui CONTENUTI, il tuo apporto critico, si limita appunto a questo passaggio “Manichini viola, graffiti, transenne a formare una scultura…non so quale incisività possano avere oggi…” ; non hai scritto altro; da tutto quel che abbiamo fatto, e che non ti è piaciuto, dal passaggio di 80 artisti a Sass Muss, hai saputo trarre queste dieci sapide parole; e tu saresti quello che vuole ARGOMENTARE? ti faccio un esempio di metodo corretto: il signor Pierluigi Basso Fossali è venuto a Sass Muss, ha visto le mostre, ha inquadrato, a modo suo, DC, ha trovato cose buone, cose non buone, aspetti forti, aspetti deboli; ha scritto due saggi, che nessuno gli ha chiesto, per complessive 20 pagine (un altro perdigiorno eh?), parlando accuratamente di quasi tutto quello che ha visto, apprezzando e criticando (ma mai disprezzando) a ragion veduta; cioè, VOLENDO PARLARE, HA PARLATO; lui ha parlato dei CONTENUTI; tu no; lui si è mosso responsabilmente (e criticamente, come vedranno quelli che han tempo di leggere: i due saggi son caricati qua: http://www.dolomiticontemporanee.net/DCi/press/); tu invece sei riuscito a metter giù quella righetta, in modo vergognosamente irresponsabile, direi, rispetto al progetto, a me, ad ogni curatore, ad ogni artista; ripeto: vuoi parlare, sai parlare? parla; non sei capace, o non hai tempo? posta o twitta le tue sgrammaticature altrove, e lascia ARGOMENTARE chi si prende il tempo e la responsabilità per farlo;
    altre cose dici, tutte schematiche, tutte figlie di uno sguardo che non ha colto; Sass Muss non è affatto un contenitore: è CONTENUTO; le scatole vuote son quelle dei cioccolatini (io non mangio cioccolatini); a Sass Muss, abbiamo fatto un ragionamento culturale lato, prima ancora che artistico, che vale per il (e dal) territorio, e che è tra l’altro analogo a quello fatto, ad altra scala, per le Dolomiti; immagino che tu, che blogghi, posti, hai un’interfaccia esclusivamente digitale, possa non essere
    perfettamente a tuo agio nei ragionamenti che concernono il TERRITORIO; se hai anche questo schematismo qui, pazienza, lo mettiamo insieme agli altri; io non sono, come ho già detto, fissato col territorio, né con le Dolomiti (che, naturalmente -altra raccomandazione superflua e banale- rimangono quel che sono, ma possono anche nel frattempo fungere da tema o soggetto, esattamente come qualsiasi ALTRA COSA O SPAZIO O TERRITORIO O IDEA O REALTA’ O SOGNO al mondo: o secondo te dobbiamo riflettere solo sul e attraverso il bianco virtuale? temo anche quest’altro pregiudizio-bambino, quello del razzismo tematico e del complesso di realtà); ma questo ragionamento è stato fatto a partire da qui, per motivi ormai ben noti (a chi legge); motivi anche polemici, nei confronti di chi in qualche modo TEME la specificità che un territorio può possedere, la teme come una sorta di attributo potenzialmente invasivo o distruttivo e inquinante e in ultima analisi inestetico (rispetto al “format”, mi verrebbe da dire, se penso alla schematicità con cui viene brandito oggi questo concetto oscuro, del CONTEMPORANEO), mentre di inquinante, sul pianeta, non c’è nemmeno il petrolio, ma solo la volgarità della stupidità; il motivo per cui considero Sass Muss CONTENUTO, è anch’esso ben noto, non lo ripeterò qui;
    in sostanza, io credo tu non abbia capito il progetto DC; non hai letto, non hai guardato, non hai visto, non hai capito; credo di poter riconoscere anche i motivi della tua incapacità valutativa, ma non è questa la sede per dissezionare l’ectoplasma virtuale LR; hai guardato questo progetto, che prova a nascere, con uno sguardo trascurato, ma soprattutto, con uno SGUARDO VECCHIO; hai preso alcune informazioni di massima, le hai messe in fila sommariamente, e hai dedotto probabilmente che stavamo lavorando su frusti clichè o qualcosa del genere, in una bonaria comune local d’artisti naturalisti; mentre noi avviavamo un processo nuovo, che molti, pur scettici all’inizio, hanno inteso nella sua novità antischematica, anticricca, antiformat, ecc., cose queste che tu non hai visto, nè intuìto, (né letto, naturalmente), dimostrando di non avere istinto critico né accuratezza, ma un pensiero debole e REAZIONARIO (chi non vede il nuovo perché gli par d’aver forse colto un’ombra di retorica, e non approfondisce, sebbene noi non facciamo altro che opporci alle visioni convenzionali delle cose e quindi appunto alle retoriche, non è un immaginatore progressista, è un conservatore, anche se racconta di cercare il nuovo – che qui non vede);
    con questo, non sto certo sostenendo d’essere IL NUOVO; ma sicuramente, il progetto DC presenta diversi spunti interessanti e rinnovativi, e uno slancio rigenerativo, e non va affossato; non è affossabile, perché è pensato bene, e non va affossato, perché può crescere (nei contenuti, certo); e va pure visto, perché dal vivo è un’altra cosa, dato che pulsa;
    quindi, direi che noi andiamo senz’alcun dubbio avanti, e proviamo a rilanciare, e lo facciamo con chi è compatibile al progetto, e senza quelli che non sono compatibili con il progetto (mica ci voglio dentro cani e porci); tu hai attaccato, io ho risposto; hai dimostrato di non voler guardare, di non credere; e allora, evita le proposte tardive; io sono per la DISTRUZIONE, la distruzione delle cose fasulle, per far posto a delle cose nuove; ma non si può prima sfacciatamente aggredire, chiedendo contenuti senza portarne, aggredire quindi da una posizione di debolezza teorica, e poi, alla fine, fare la mossa di aprire; che giochetto è?
    quindi giudico la tua proposta finale l’ennesima uscita buttata là (prima i petardi –umidi- e le illazioni, poi alla fine, le proposte teoricamente costruttive? solito disordine metodologico, Gesù, Luca Rossi, che macello…), e non la prendo nemmeno in considerazione; tu una mostra in DC non la curi; hai mostrato quel’è il tuo modo di operare, e la tua considerazione del progetto; da questo tuo modello, io non ho nulla da imparare, e quindi nemmeno dalla tua mostra-esibizione, che ci risparmiamo volentieri; al limite, se vuoi, ti offro un posto al tickett office, così ce le conti tu le persone (forse potrei averlo sbagliato a contare in effetti: saran mica stati 9.000? che, ad ogni modo, son tanti e son pochi, se continueremo faremo di certo meglio);
    per chiudere: io non sono arrabbiato; magari un giorno parleremo pure in modo costruttivo, se cambierai atteggiamento, e chiederai perdono per la pochezza del presente tuo discorso; mi sto quasi affezionando; non vorrei continuare a ironizzare e polemizzare però; se pensi quindi di discutere ancora, propongo di lasciare in pace questo blog innocente, che sperava magari di ospitare dei CONTENUTI, e non delle scaramucce, e di migrare altrove; giusto per educazione (l’educazione non è un format);
    alè, luca rossi

  12. Luca Rossi ha detto:

    Gianluca, a mio parere ci vorrebbe maggiore capacità di sintesi. Non mi piace giocare, come fai tu, a chi ce l’ha più lungo. Io ho solo espresso delle opinioni critiche.

    A mio parere l’aspetto organizzativo, comunicativo e retorico (rapporto arte-contemporaneità-dolomiti) sovrasta e soffoca i contenuti finali; contenuti che incidono per un 5%. Per contenuti intendo le opere proposte e il format scelto per proporle.

    Fare una mostra in mezzo alle dolomiti non significa rendere “contemporanee” le dolomiti. Soprattutto se queste mostre ricalcano,nelle scelte e nelle opere, clichè e linguaggi stereotipati e spuntati.

    Bisognerebbe partire dal contenuto e poi costruirci intorno il contenitore.

    Cosa potrebbe rivitalizzare il territorio? Cosa si intende e dove finisce l’idea di territorio? Se le stesse mostre fossero in un’ area dismessa dell’Appennino Abruzzese, di Roma o di Milano cosa cambierebbe???? Le Dolomiti non permangono forse SOLO come espediente ESOTICO? Tipo Maldive Contemporaee, Gran Canyon Contemporaneo o Fiordi Contemporanei?

    Poi è chiaro che la tua operazione (soprattutto di ricerca fondi), nella precarietà economica e lavorativa del sistema dell’arte italiano, ti crea intorno una corte di artisti e curatori che mai metterebbero in dubbio il tuo progetto (perchè aspettano qualche briciola). Ma questo non fa bene nè a Te nè a Loro.

    Luca Rossi

    Questa è la mia mail: housewhite1@gmail.com

    LR

  13. naturalmente, dissentisco su tutto, ma oggi non c’è tempo; questa la mia: me_dardo@hotmail.com

  14. luca rossi ha detto:

    Non so che utilità possa avere un nostro confronto privato, visto che tu non sei disposto a discutere su nulla, e non sei disposto ad una sana autocritica.

    A mio parere è interessante capire cosa si intende per “dolomiti contemporanee”. Basta fare una mostra nelle dolomiti per renderle “contemporanee”, o non lo sono forse già? Si vuole rivitalizzare le dolomiti? Un territorio? Serve, per fare questo, fare una mostra d’arte dentro degli spazi in mezzo alle dolomiti?

    Queste sono riflessioni che fose servono a tutti…

    Giorgio Agamben ha scritto un bel saggio (breve) su cosa si debba intendere per contemporaneo (“che cos’è il contemporaneo?”)…a mio parere le dolomiti sono già contemporanee senza ulteriori apporti. Perchè sono “presenti” ma mantengono con il presente una sorta di sfasamento.

    LR

  15. Filipa Ramos ha detto:

    Come coordenatrice del progetto de la Kunsthalle più bella del mondo invito il provocatore comodamente anonimo Luca Rossi a dedicarsi a attività più proficue e soprattuto più propositive, che quelle di essere sgradevole, arrogante e saccente sugli spazi di condivisone degli altri, come è il caso di questo blog de La Kunsthalle più bella del mondo.

    Se è vero che una cosa che senz’altro manca in una realtà come quella italiana è la produzione di discorso critico e la condivisione di oppinioni e mondi personali e intelligenti, è anche vero che questo deve di essere realizzato in modo diretto, educato e autorevole, elementi che non riesco a riconoscere nella forma come si presenta e si propone.

  16. Luca Rossi ha detto:

    Cara Filipa,

    a me sembra di essere stato molto più educato e autorevole di Gianluca. Anzi mi sembra che lui con commenti lunghissimi e illeggibili abbia “violentato” lo spazio di confronto di questo blog. E se c’è qualcuno di arrogante e saccente, mi sembra sempre Gianluca D’Inca Levis e non certo io, che ho SOLAMENTE posto degli interrogativi e delle riflessioni. Ma stiamo scherzando? Vi comportate in modo semplicemente fascista.

    Lui scrive cose per cui servirebbe l’anonimato, io non sono anonimo, se vuoi ci incontriamo. Sono anonimo perchè mi firmo Luca Rossi??? Non mi sembra sufficiente.

    Io non sono un provocatore, rileggi i miei commenti. Ho posto delle riflessioni critiche su quale possa essere la reale efficacia di operazioni come Dolomiti Contemporanee. Qualcuno è in grado di rispondermi? Senza fare papiri autoreferenziali? Riuscite a dire una parola rispetto ai contenuti?

    Grazie

    Luca Rossi

  17. Luca Rossi ha detto:

    Quando le persone avranno il coraggio di partecipare ad un confronto critico aperto e leale io non sarò più costretto a firmarmi Luca Rossi, perchè se mi firmo Genovese o Frosi costoro verrebbero semplicemente ostracizzati dal sistema bulgaro e fascista che regna nel “migliore” sistema dell’arte italiano.

    Altro che comodità! Sono tre anni che non sono comodo…e continuerò in modalità sempre più incidenti. E’ molto più comodo firmarsi e allinearsi alla mediocrità generale.

    Prego leggere questo testo di Ago:

    http://www.flashartonline.it/interno.php?pagina=onweb_det&id_art=669&det=ok&titolo=UNO,-NESSUNO,-CENTOMILA

  18. Luca Rossi ha detto:

    Mi sto confrontando via mail con Gianluca D’Inca Levis e stiamo valutando un breve dialogo sul progetto Dolomiti Contemporanee, cercando di stare ai contenuti e non alla sola cornice/contenitore.

    Luca Rossi

  19. Lorena ha detto:

    Ragazzi che discussione interessantissima!..un’opera d’arte!
    Personalmente trovo il progetto DC molto entusiasmante e confido impazientemente nel vedere i futuri avvenimenti che verranno proposti! Vivo a Londra, e quando torno nel Bellunese, sapere di avere un tale spazio dedicato all’arte nella mia citta’, mi fa sentire meglio!

  20. dc virtual office ha detto:

    When I initially commented I clicked the “Notify me when new comments are added” checkbox and now
    each time a comment is added I get several emails with the same
    comment. Is there any way you can remove me from that service?

    Bless you!

  21. Acne Minneapolis ha detto:

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