JENNI LOMAX

 

Jenni Lomax was educated at Maidstone College of Art and Horsney College. She held teaching posts at the Belfast College of Art and various London art Schools, before being appointed Community Education Organiser at the Whitechapel Gallery, London, in 1979. At the Whitechapel she was instrumental in developing a vigorous education programme at the core of the gallery’s activities. She  has been the Director of Camden Arts Centre, London, since 1990 where she has established an international programme of exhibitions, residencies, education projects and public events. She led the organisation through a major building refurbishment scheme which was completed in 2004 by Tony Fretton Architects. She was awarded the Chevalier dans l’ordre des Arts et des Lettres in 2007, and received an OBE for her services to the Visual Arts in 2009.

Intervista a Jenni Lomax

di Stella Kasian

Stella Kasian: Il Camden Arts Centre è una delle istituzioni culturali maggiormente rispettate, recentemente fra le gallerie d’arte premiate dall’Arts Council, avendo ricevuto un incentivo sui fondi pubblici concessi. Fra i meriti riconosciuti vi è la capacità di vedere dove altri non posano lo sguardo. Negli ultimi anni sono stati rivalutati artisti del passato, ad esempio Eva Hesse i cui lavori sperimentali poco conosciuti al pubblico sono stati messi in mostra lo scorso inverno “Studioworks”, 2009-2010; giovani promesse come Angela de La Cruz alla prima mostra in una galleria pubblica inglese, mostra che le ha valso peraltro la nomina al Turner Prize “After”, 2011; o artisti stranieri appena noti nel Regno Unito, come Pino Pascali, la cui personale si è recentemente conclusa “Final works 1967-68”, 2011. Quali sono i criteri in base alla quale viene stilato il programma espositivo della Galleria?

Jenni Lomax: Lo scopo fondamentale del Camden Arts Centre è permettere alle persone di scoprire nuovi aspetti dell’arte. Quindi piuttosto che condividere la medesima tipologia di artisti di molte altre gallerie a Londra, come la Whitechapel o la Serpentine, che spesso tendono a mostrare uno stesso aspetto dell’arte, il Camden preferisce concentrarsi sul processo del fare arte, sul modo di pensare e lavorare degli artisti, su come alcuni siano o meno influenzati da altri. È per questo motivo che si cerca di creare un equilibrio fra artisti emergenti e pietre miliari della storia dell’arte, con il costante obiettivo di coinvolgere il pubblico nella comprensione di questi processi di creazione e ispirazione. S.K: A tal proposito, il pubblico ha un ruolo importante, non solo mero spettatore della mostra, ma è chiamato a prendere personalmente parte alle attività della galleria, spesso attraverso un’interazione diretta con gli artisti. Prima di diventare direttrice del Camden Arts Centre lei ha lavorato per più di dieci anni (1979-90) come Community Education Organiser alla Whitechapel Gallery. In che modo la sua esperienza precedente ha influito sul lavoro che svolge oggi al Camden? J.L: Prima di tutto c’è da dire che io stessa ho ricevuto una formazione da artista. Successivamente ai miei studi ho passato diverso tempo lavorando nell’area dell’East London, proprio dietro l’angolo della Whitechapel Gallery, nell’ambito di workshop e attività analoghe fatte con giovani artisti. Quando sono arrivata alla Whitechapel l’Educational Programme non esisteva, e negli undici anni che ho lavorato presso la galleria ho creato questo settore lavorando direttamente con gli artisti, portandoli a prendere parte alle mostre; ho creato un programma di residenze d’artista da svolgersi fuori dalla galleria, all’interno di scuole e ospedali. Una totale novità al tempo. Altre gallerie avevano un dipartimento educativo ma nella sua concezione più tradizionale e formale che escludeva la possibilità di mettere gli artisti e le mostre al centro della scena. Era un momento di grande fervore nell’East London, molti artisti si stavano trasferendo nella zona aprendo lì i propri studi e creando delle comunità. Mi è stato possibile lavorare a stretto contatto con tutti questi artisti. C’era davvero una grande collaborazione. Quando giunse il lavoro al Camden Arts Centre ero profondamente interessata alle possibilità di questo spazio, al tempo non molto conosciuto come galleria d’arte quanto per la serie di corsi qui organizzati. La struttura dava grandi possibilità che sentivo di dover sfruttare. C’era lo spazio giusto per creare un Artist’s studio e a me interessava non tanto essere una curatrice, quanto porre l’attività degli artisti come punto di partenza del programma della galleria..

Continua su:

www.teknemedia.net/download.html?mId=9187

 

 

JENNI LOMAX DETOURS EVENT

‘Detours’ is a series of talks introducing views from elsewhere by leaders in the visual arts. Speakers discuss the relationship between practice and context: how institutions and professional practice develop in response to specific situations, both geographic and cultural. Commencing in 2008, the series will run over three years, with ‘seasons’ of talks in March-May and October-November.

The ‘Detours’ project is a collaboration with the Centre for Art in Social Contexts, Glasgow School of Art.

 

 

 

 

 

 

 

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