DALL’OGGI AL DOMANI – INTERVISTA 3: DIOGENE

Come nasce Diogene?

Diogene nasce nel 2007 come gruppo informale di artisti che lavorano per costruire un luogo di riflessione e di ascolto. Progetto Diogene è per noi un processo di costruzione in continua evoluzione; parallelamente alle nostre singole ricerche stiamo cercando di creare un luogo vivo dove porre al centro il dialogo e il confronto tra artisti. Le intenzioni originarie del progetto, che continuano ad essere il motore di tutte le nostre iniziative, sono legate alla volontà di mostrare il processo di formazione del lavoro artistico e cercare di definire, nel presente, il ruolo dell’artista.
Le nostre scelte nascono da continue discussioni, condivise innanzitutto all’interno del gruppo per poi aprirsi a pareri, consigli e critiche che arrivano dall’esterno.
Uno dei nostri primi riferimenti è la figura storica di Diogene di Sinope; in esso vediamo un ideale rapporto con la realtà legato ad una riduzione del superfluo allo stretto necessario, all’autonomia di pensiero, all’attenta osservazione del mondo circostante, al cosmopolitismo, all’edificazione di una consapevolezza sempre vigile e di indipendenza esistenziale.  Nondimeno abbiamo riconosciuto nel nostro modo di lavorare una caratteristica propria della filosofia di Diogene, vale a dire l’intrecciarsi di teoria e prassi.
Altri riferimenti o ispirazioni sono da ricercarsi sicuramente nei movimenti di avanguardia fino ad arrivare ai gruppi artistici a cavallo tra gli anni 60-70 del Novecento, questo è avvenuto però in maniera quasi inconsapevole; una fascinazione letteraria, quasi romanzata, di come abbiamo immaginato le relazioni tra artisti in quegli anni.
All’inizio della nostra formazione come gruppo, il collettivo Stalker di Roma è stato un riferimento; il primo nucleo di Progetto Diogene aveva infatti seguito nel 2007 un loro workshop organizzato dal gruppo curatoriale a.titolo di Torino.
Guidati dalla nostra esigenza di costituire un gruppo di discussione e di lavoro e da una fascinazione per l’ambiente urbano, abbiamo iniziato ad esplorare i vuoti cittadini improduttivi con l’obiettivo di individuare in essi delle nuove possibili funzioni.
Il motore originario che ha determinato la nascita del gruppo è stata l’esigenza di assicurarsi un’autonomia di pensiero e di azione; avevamo notato da tempo, nell’ambiente artistico non solo locale, la presenza di numerose personalità individuali quasi isolate e la pressoché totale assenza di associazioni o collettivi formati da artisti.
Questa condizione ha fatto maturare in noi l’esigenza di creare un movimento che partisse dal basso, auto organizzato, che potesse rispondere energicamente a questa situazione di individualismo.
Da una prima fase informale nel 2007 durante la quale abbiamo lavorato al progetto pilota di Bivaccourbano, siamo passati nel 2008 alla forma associativa che ci ha permesso di interagire in modo più proficuo con altri soggetti. Fin dal primo anno di attività l’associazione Diogene ha goduto del sostegno finanziario della compagnia di San Paolo che ha creduto nella validità del progetto ed ancora oggi continua a sostenerci. Altre risorse economiche provengono dalla Regione Piemonte e dall’associazione Artegiovane di Torino.

Il vostro gruppo è attualmente formato da dodici artisti, che non formano però un collettivo ma piuttosto un insieme di identità artistiche autonome le cui esperienze personali sono molto eterogenee. Qual è stata l’esigenza iniziale, la necessità condivisa che ha dato vita alla creazione di questo progetto? Che importanza e ruolo hanno la collaborazione, il dialogo, lo scambio fra di voi? In che modo questo progetto condiviso entra in relazione con la ricerca artistica personale di ciascuno di voi? Quali sono i campi che vi permette di esplorare?

Progetto Diogene non è mai stato un vero e proprio collettivo artistico. Il problema di darsi una definizione è sempre stato un termine di discussione all’interno del gruppo; all’inizio è stato vissuto anche come un limite, ma nel tempo questo non definirci come collettivo artistico- o curatoriale – ci ha permesso di mantenere una natura aperta.
Il nostro lavoro si configura come uno studio, una ricerca fatta di prove e sperimentazioni che nascono dal rapporto con il contesto esterno, ma anche da bisogni e intuizioni individuali.
E’ difficile definire come questo progetto collettivo entri in relazione con la nostra pratica individuale. Sicuramente questo è uno dei punti di discussione sul quale ci siamo imbattuti spesso e per ora abbiamo capito che entrano in gioco valori diversi per ognuno di noi.
Uno dei principali obiettivi che ci ha accomunato è costituito dalla volontà di creare uno spazio di lavoro che potesse funzionare seguendo delle regole da noi stessi create.  Abbiamo cercato di agire in modo diverso, seguendo dei criteri condivisi al nostro interno, spesso molto differenti da quelli in cui tutti noi ci trovavamo e ci troviamo ad operare in quanto artisti. In qualche modo abbiamo voluto dare forma ad uno spazio utopico nel quale dare valore al ruolo dell’artista, sia in quanto soggetto attivo all’interno della società, sia in quanto professionista dotato di diritti .
Il primo progetto realizzato insieme, Bivaccourbano, è stato uno strumento per ampliare il dialogo già attivo all’interno del gruppo, amplificandolo a livello internazionale; la necessità di scavare all’interno del nostro lavoro e di condividere determinate problematiche ha fatto dunque un salto di scala ed ha preso la forma della residenza internazionale per artisti, ideata e gestita da altri artisti. E’ stato un modo per “prendersi cura” di altri colleghi e contemporaneamente di noi stessi.
A partire dal 2009, anno in cui l’associazione Diogene è approdata in una nuova sede – che per quanto effimera possiamo per ora considerare stabile – le attività e i progetti si sono moltiplicati; ognuno di essi rispecchia in vari modi la poetica e gli interessi di ognuno di noi. E’ sempre interessante avvicinarsi alle proposte di lavoro e discussione dei vari componenti del gruppo: se la correlazione con la propria ricerca artistica individuale non è sempre uniforme, chiara e diretta, è evidente come ogni proposta costituisce comunque uno stimolante momento di approfondimento, magari su temi che una certa parte del gruppo non avrebbe mai avuto modo di esplorare.

 Continua a leggere l’intervista qui

 

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