L’ALTRA FACCIA DEL CONTEMPORANEO – INTERVISTA 4: LUNGOMARE, BOLZANO

Lungomare è un progetto ed uno spazio espositivo per la cultura e la progettazione, fondato nel 2003 dai designer Angelika Burtscher e Daniele Lupo. Lungomare ricerca e sperimenta nei suoi progetti un terreno di incontro tra design, architettura, urbanistica, arte e teoria, ponendo queste in uno sguardo critico. Le forme di rappresentazione e di comunicazione si adattano di volta in volta agli interrogativi sollevati e variano dalle discussioni ai simposi, dalle pubblicazioni alle mostre, fino ad includere interventi nello spazio pubblico.

Cosa significa operare lontano dai circuiti culturali consolidati e in un certo senso ai margini del sistema dell’arte?

 Il margine è uno spazio “latente”, una posizione di confine che non è più o non è ancora quella di riferimento, uno spazio che proprio per il fatto di essere al limite “tende verso” senza dover essere univocamente, uno spazio del “possibile”: margine di tempo, margine d’errore, margine di autonomia, margine di libertà, margine della strada, margine di sicurezza, margine di profitto, margine di un foglio, margine di sogno… Alcuni giorni fa Francesca Melandri ci ha inviato il suo testo per un contributo ad una rivista a cui il nostro studio sta lavorando. Il testo pone innanzi tutto una questione sulla collocazione del concetto di margine: “Lontano da dove?” e traccia una definizione di margine inteso nel suo duplice significato di confine e di spazio lontano da un centro. Se si considera la nostra posizione geografica “a margine”, questo margine ci permette di operare in una zona “franca”, in un luogo e in un ambiente in cui diverse discipline trovano un terreno per poter interagire e stare contemporaneamente. E’ un luogo in cui l’arte convive con il design, con l’architettura, con la teoria e con tutto ciò che si rivela essere interessante ai fini di una specifica attività di progetto. Dall’altro lato il margine descrive la distanza da un centro, in questo caso dai circuiti culturali consolidati. E’ in questa distanza che riconosciamo la nostra identità e il nostro potenziale, cioè quello di uno sguardo che non si limita a guardare le cose dal centro, appunto, ma che è spostato rispetto ad esso, che si è allontanato dal centro di ciò che nei circuiti culturali consolidati accade e che permette di osservarlo diversamente. Il margine è quindi al tempo stesso limite e potenziale.

Come vi rapportate con l’ambiente-territorio in cui lavorate? Come invece con il più ampio panorama nazionale e/o internazionale?

 Il territorio in cui lavoriamo è una parte del nostro spazio d’azione in cui i progetti prendono forma e si confrontano con diverse utenze. Da tre anni lo spazio di Lungomare è stato modificato passando da spazio espositivo a “laboratorio” intesto come uno spazio del progetto. Lo spazio espositivo è stato ridimensionato per meglio rispondere alla diversa tipologia di progetti che negli ultimi anni abbiamo avviato. Si tratta di progetti che fanno della molteplicità e della varietà degli spazi in cui manifestarsi una qualità necessaria al progetto stesso. L’ambiente-territorio in cui lavoriamo viene in questo modo utilizzato favorendo con molta più frequenza il dialogo, l’incontro, il coinvolgimento, la partecipazione. Allo stesso tempo questa diversa conformazione rende Lungomare molto più flessibile e dinamico, non siamo più legati all’urgenza di un programma che garantisca l’attività per uno spazio e siamo molto meno legati al nostro specifico territorio. Per “Kritische Komplizenschaft / Critical Complicity”, un progetto curato da Lisa Mazza e Julia Moritz che Lungomare ha ospitato nel 2010, il rapporto con il contesto in cui il progetto veniva presentato era parte del progetto stesso: la sede dell’archivio storico delle donne di Bolzano  diventava teatro di una performance nata dalla collaborazione di Emma Heddich con le archiviste e le storiche dell’archivio; una casa privata diventava spazio espositivo aperto al pubblico degli interventi di Olaf Nicolai; un edificio storico appartenente ad un collezionista diventava luogo per una conferenza/performance di Tanja Ostojic sugli eccessi del mercato dell’arte … Per quanto riguarda il panorama nazionale e internazionale stiamo attivando sempre nuove collaborazioni proprio per attivare nuovi progetti e per favorire un confronto con contesti diversi. Si tratta allo stesso modo di considerare la molteplicità dei luoghi e dei contesti come una qualità integrante dei progetti. Alla Villa Romana di Firenze abbiamo attivato la quarta “esplorazione/osservzione” dell’Osservatorio Urbano producendo un video sul tema della governance della città. “Azioni simboliche per il nostro presente”, avviato a Bolzano con diversi incontri pubblici, è poi proseguito durante ArtissimaLido a Torino attraverso la conferenza pubblica di Ugo Mattei sui beni comuni. Manifestarsi in diversi contesti permette al progetto di aprirsi, di attingere a risorse, spunti, riflessioni che non rischiano di diventare univoche.

Continua a leggere l’intervista qui

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