Igor Pesce’s Life In Afghanistan Photos Shown On Apple 23-inch Cinema HD Display
2003
Apple Cinema HD Display, Apple Power Mac G5, slideshow di fotografie di Igor Pesce
dimensioni variabili
Courtesy Massimo Grimaldi e ZERO…, Milano

Emergency’s Paediatric Centre In Port Sudan Supported By MAXXI
2010
slideshow
dimensioni variabili
Courtesy Massimo Grimaldi, MAXXI e Emergency NGO

È mercoledì 21 marzo e mi trovo ad un tavolo con Massimo Grimaldi per fargli qualche domanda sul suo lavoro e sul suo rapporto con le istituzioni. Massimo è appena rientrato da Port Sudan, dove si sono avviate le attività dell’ospedale pediatrico di Emergency, costruito con i soldi che l’artista ha vinto aggiudicandosi il premio MAXXI 2per100 nel 2009. Iniziamo quindi a parlare proprio di questa sua esperienza e dell’insegnamento che ne ha tratto. L’artista ammette che la grande lezione che ha imparato da questo premio è che l’arte ha la possibilità di realizzare le utopie che immagina, una possibilità latente e spesso inutilizzata, ma concreta. Un insegnamento che ha sorpreso l’artista stesso, incapace di identificarsi completamente con la retorica del suo ruolo, e che ha da sempre un rapporto contrastato nei confronti del mondo dell’arte, da lui osservato con occhio critico da una posizione laterale, quasi da outsider. Parlando di questa sua incapacità di partecipare con trasporto al sistema dell’arte, Massimo ricorda come già da studente di Alberto Garutti all’Accademia di Brera avesse perso la voglia di abbandonarsi all’incanto che un’opera d’arte è capace di suggerire, preferendogli l’analisi della sua struttura. Ha sempre pensato all’arte come mero linguaggio, come un ambito di sperimentazione delle condizioni espressive dell’essere umano, come una forma di astrazione vicina ad altre discipline quali la filosofia e la matematica. L’artista non crede nella capacità simbolica attribuita all’arte, e si dice anzi infastidito dalla presunzione poco democratica per cui gli artisti dovrebbero avere una sensibilità e un’intelligenza superiore, che legittima la continua ostentazione del loro ego. Massimo Grimaldi considera come sia ancora possibile oggi sostenere il valore positivo della singolarità e della specificità di ogni essere umano; ma a ciò l’artista contrappone un futuro che tende sempre più all’omologazione e alla massificazione, in cui sia in prospettiva impossibile distinguere il valore intrinseco delle cose. Un’inarrestabile sgretolamento della verticalità concettuale dei significati, una tabula rasa pensata dall’artista come una grande opportunità di ridefinizione del futuro. A questo punto chiedo a Massimo Grimaldi cosa l’ha spinto a diventare artista. Egli risponde che si è sempre sentito tale, nonostante abbia paradossalmente sofferto la libertà che gli è stata offerta e la presunta inutilità del suo ruolo. Sono queste le ragioni che hanno portato l’artista a cercare delle forme per rendersi ‘utile’; da qui la sua collaborazione con Emergency. Il legame con questa associazione umanitaria gli ha infatti permesso di trasformare la sua critica nei confronti del sistema dell’arte, che spesso traspariva nei suoi text pieces, da un piano “parlato” ad un piano “agito”. Se il lavoro maturo di un artista si può esprimere con un solo concetto, allora secondo Massimo Grimaldi ciò che definisce la sua pratica è lo stridore del binomio Apple+Emergency. Lo straniamento che deriva dalla contrapposizione fra i due mondi a cui i termini si riferiscono, disegna un suo ritratto abbastanza fedele. Parliamo quindi del suo primo rapporto con Emergency, a partire dal lavoro Igor Pesce’s Life In Afghanistan Photos Shown On Apple 23-inch Cinema HD Display, esposto nel 2003 a Pescara, nella mostra “Fuori Uso”, in cui uno slideshow delle fotografie scattate in Afghanistan dall’amico Igor Pesce durante la costruzione dell’ospedale di Emergency a Lashkar-gah viene mostrato su un computer Apple. L’artista mi spiega come quello fosse stato il primo di una serie di lavori che consistono appunto in slideshow di immagini mostrate sull’ultimo modello di computer Apple in vendita nel momento in cui tali lavori vengono realizzati. Il loro aspetto nel corso degli anni dipenderà quindi dall’evoluzione di tali computer, realizzando uno straniante contrasto tra il loro design e la pregnanza delle immagini mostrate e producendo una riflessione sullo sviluppo e l’obsolescenza dei prodotti industriali. La volontà di ripensare la semplice utilità del suo ruolo di artista, ha portato Massimo Grimaldi a proporre ad istituzioni pubbliche e collezionisti privati, in diverse occasioni, dei progetti consistenti nel destinare i premi per cui concorreva al sostegno delle strutture sanitarie di Emergency, che conseguentemente diventavano il soggetto di reportage fotografici che ne documentavano l’attività. In modo analogo il progetto Emergencyʼs Paediatric Centre In Port Sudan Supported By MAXXI consisteva nel destinare il 92% dei 700.000 € previsti dal bando di concorso del premio MAXXI 2per100 alla costruzione di un Centro pediatrico di Emergency a Port Sudan, documentando in un reportage in progress tutte le fasi della sua costruzione e l’inizio della sua attività. Il reportage è mostrato in una videoproiezione serale su una parete esterna del museo, congiungendo idealmente la sua architettura con quella del Centro. La qualità delle immagini che compongono i reportage diventa per l’artista un problema secondario, di relativa importanza. Queste opere in un certo senso si disinteressano del loro pubblico, poiché ciò che conta realmente è tutta la dinamica del progetto, ciò che ha creato. Nonostante questi lavori possano essere fraintesi come una forma di ‘buonismo’, di beneficenza, l’artista sottolinea come si tratti in realtà di lavori violenti, che mettono alla prova l’eticità delle istituzioni a cui vengono proposti, e la stessa moralità dei giurati che devono decidere se destinare del denaro a un ‘catafalco’ artistico oppure a salvare delle vite umane. Nell’inevitabilità della scelta egli vede una debolezza dell’arte propriamente detta, incapace di proporre alternative che abbiano la stessa forza. Con un’analogia molto efficace Massimo Grimaldi afferma che gli ospedali di Emergency sono per lui ciò che erano i neon per Dan Flavin, e i suoi ricatti morali sono paragonabili a qualsiasi altra tecnica pittorica. A questo punto concludiamo la nostra conversazione con una mia domanda, in cui chiedo a Massimo Grimaldi cosa ne pensa delle istituzioni per l’arte contemporanea e del loro ruolo nella società. L’artista non esita a sottolineare come questi luoghi sembrino spesso al servizio di loro stessi, mentre potrebbero avere un legame molto più forte con la loro comunità. I dipartimenti educativi e didattici di tali istituzioni, da lui considerati importantissimi, dovrebbero svolgere un ruolo maggiormente pedagogico, non soltanto relazionando i giovani con le singole opere o con le mostre in corso, ma dando loro la possibilità di sviluppare un senso critico generale della realtà. Il ruolo delle istituzioni secondo l’artista dovrebbe quindi essere quello di appoggiare e sostenere il cambiamento dello status quo, superando i propri confini e cercando di sfruttare la capacità dell’arte di agire al di fuori delle regole della produzione umana, cercando di avere un impatto non solo sul piano culturale, ma anche su quello sociale. Dopo la costruzione del Centro pediatrico di Port Sudan, la sfida di Massimo Grimaldi è quella di riuscire ad avviare la costruzione di un nuovo ospedale, di trasformare un evento eccezionale ed episodico in una pratica normalizzata, in un modus operandi. L’ambizione dell’artista è quella di far sì che le istituzioni possano commissionargli la costruzione di un ospedale con la stessa naturalezza con cui collezionano opere di altri artisti.

Riassunto di una conversazione avvenuta il 21 marzo 2012 fra Gloria de Risi e Massimo Grimaldi, nell’ambito del progetto La Kunsthalle più bella del mondo, Fondazione Antonio Ratti, Como

DALL’OGGI AL DOMANI – INTERVISTA 6: MASSIMO GRIMALDI

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2 thoughts on “DALL’OGGI AL DOMANI – INTERVISTA 6: MASSIMO GRIMALDI

  1. Luca Rossi ha detto:

    Grimaldi critica un sistema e un ruolo rimanendo ben saldo a quel sistema e a quel ruolo. Permanendo su torri d’avorio.

  2. Luca Rossi ha detto:

    Massimo Grimaldi risponde al blog Arte-Milano e alla sua curatrice Elena:

    ” Soltanto una cinica faciloneria può definire ‘perfettamente attaccabile sul piano etico’ un lavoro che presuppone la nascita di un Centro pediatrico con i soldi che altri avrebbero destinato a fusioni bronzee.
    Uno dei progetti finalisti del concorso bandito dal Maxxi consisteva in una betoniera che inondava di cemento il piazzale antistante al museo, rimanendovi bloccata. Se avesse vinto ne avresti scritto allo stesso modo? Ne avresti considerato l’eticità? Non credo. Perché l’arte troppo spesso è questo, solo questo: cieca autocelebrazione della propria stessa inutilità. E dolce sfarfallio nei blog che ne celebrano la frivolezza.
    Capisco il taglio leggero della tua recensione, ma lo accetto fino ad un certo punto. Sappi che Emergency è una cosa seria, e non assomiglia al tuo mondo degli aperitivi. Si può certo discutere l’eticità del mio lavoro, e quindi la mia stessa, ma mi aspetto che chi la presuppone attaccabile, e quindi discutibile, abbia fatto più di me, non di meno. Che abbia costruito due Centri pediatrici, non nessuno.
    Vai in Sudan per vedere cosa quei soldi avranno realizzato. E poi abbi il coraggio di riscrivere del mio lavoro come ‘perfettamente attaccabile sul piano etico.”

    Massimo Grimaldi

    L’idea di Massimo Grimaldi di destinare il denaro del Museo Maxxi alla costruzione di un ospedale (per poi lasciare lo slide show di immagini della costruzione nel museo), vuole concretizzare quello che rassegne come la Biennale di Berlino si propongono di fare: che l’arte possa risolvere e occuparsi di problemi reali. L’apparente concretezza ed efficenza dell’idea di Grimaldi nasce invece da disperazione e incapacità, e tradisce essa stessa una “cinica faciloneria”; espressione che lo stesso Grimaldi usa per difendersi dalle accuse.

    L’arte, come molte ambiti, è un laboratorio-palestra che non serve per risolvere direttamente i problemi del mondo. Pensare che l’arte possa e debba salvare i problemi del mondo (come capiamo dalle parole di Grimaldi stesso) significa essere faciloni e ignoranti. L’arte, tutta l’arte, serve per aumentare il grado di coscienza e consapevolezza verso la realtà, verso il mondo e volendo verso i suoi problemi. Questa opportunità dell’arte non è poco ed è una preziosa opportunità. Giacinto Di Pietrantonio mi scrisse: “ma comunque la metti Grimaldi fa qualcosa di concreto”. Anche Brad Pitt e Angelina Jolie hanno donato milioni di dollari per cause umanitarie, molti di più di quelli donati dal Maxxi attraverso il suggerimento di Massimo Grimaldi. Pitt-Jolie dovrebbero essere invitati a Documenta o alla Biennale di Venezia?

    Il dato centrale è che quando gli artisti o i curatori perdono di vista le caratteristiche dell’ambito-arte, perdono sistematicamente opportunità preziose. E questo è quello che ha fatto anche Massimo Grimaldi, “disperato” rispetto un sistema dell’arte che ritiene essere autoreferenziale, frivolo e inconsistente. Incapace rispetto il laboratorio-palestra dell’arte. Direi anche inconsapevolmente naif.

    Sistema dell’arte a cui però Grimaldi rimane ben ancorato da sempre e nelle posizioni di maggiore centralità. L’aspetto grave è l’inconsapevolezza e l’incoscienza dell’artista, rispetto a propositi e risultati. Ogni critica in ambito artistico nasce necessariamente dall’inconsapevolezza o dal “voler fare a tutti i costi” senza consapevolezza e coscienza.

    Il progetto della betoniera di cui parla Grimaldi era di Wilfredo Prieto; opera e artista in questo momento in mostra presso l’HangarBicocca di Milano.

    Se Fleming, l’inventore della penicillina, avesse voluto travalicare quell’ambito angusto e spesso deludente della ricerca, e fosse stato spinto a lavorare in un mercato del pesce, probabilmente non avrebbe mai inventato la penicillina da una casualità come le muffe; forse avrebbe potuto fare uso di frigoriferi o sarebbe stato distratto dall’attività convulsa del mercato stesso. Avrebbe sprecato un’opportunità, esattamente come Grimaldi. O meglio, avrebbe sbagliato a pensare che il mercato del pesce potesse essere il posto migliore dove sviluppare le sue ricerche.

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