L’ALTRA FACCIA DEL CONTEMPORANEO – INTERVISTA 6: FONDAZIONE BRODBECK, Catania

La fondazione Brodbeck è stata costituita nel 2007 con il fine di produrre e presentare opere di artisti in grado di modificare i confini del fare arte. Essa, situata all’interno di un complesso postindustriale situato nel cuore della vecchia Catania, più precisamente nel quartiere storico di San Cristoforo, opera con l’intento di trasformare l’intera area in un polo di riferimento per l’arte contemporanea, innovativo nella modalità di produzione e presentazione delle opere e nella capacità di attivare sinergie interne (connubio tra i percorsi artistici proposti, i programmi di residenza d’artista e l’offerta turistico culturale).

Cosa significa operare lontano dai circuiti culturali consolidati e in un certo senso ai margini del sistema dell’arte?

Se l’obiettivo che uno si prefigge è quello di occupare un posto di rilievo nel sistema dell’arte, operare in qualsiasi periferia è fortemente penalizzante, ma se l’obiettivo è il partecipare alla crescita sociale, culturale ed economica di un territorio, allora la Sicilia rappresenta il luogo migliore per avvicinare l’arte alla vita.

Come vi rapportate con l’ambiente-territorio in cui lavorate?

La cooperazione tra tutti coloro che si occupano di contemporaneo è la base di azioni efficaci e visibili. Esiste una forte sinergia tra noi e altre identità che operano in Sicilia. In particolare noi viviamo in una zona a rischio, ma vitale, il quartiere di san Cristoforo, una città all’interno di Catania con suoi orari e sue regole, una scuola di vita per chiunque, dove giornalmente semplicemente “viviamo”, conquistando curiosità e fiducia. Gli artisti in residenza ormai sono subito “individuati” e protetti … liberi di apprendere e donare.

Come invece con il più ampio panorama nazionale e/o internazionale?

Lavorando con passione, qualità e con progetti solidi abbiamo conquistato una certa visibilità e credibilità a livello internazionale, e poi la Sicilia nell’immaginario di tutti è un luogo magico, il ché ci aiuta tantissimo …

Quali sono le vostre risorse e potenzialità e al contempo le criticità e i problemi a cui far fronte quando ci si confronta con un contesto provinciale?

La risorsa principale è la passione e il desiderio di avere una vera esperienza dell’arte. Il territorio e le caratteristiche della sede fanno il resto. Catania poi non è poi così provinciale, nel senso che a partire dagli inizi degli anni novanta, grazie a movimenti giovanili culturali, è diventata una città molto attiva e sorprendente. Tuttavia di criticità ne abbiamo tantissime, troppe per elencarle qui di seguito … ma una fra tutte è veramente deleteria, perché è quella che impedisce lo sviluppo e la crescita sociale, mi riferisco all’incompetenza che governa nel settore pubblico … ne siamo coscienti e forse per questo Catania esprime soprattutto una cultura sostenuta da privati.

Quale ruolo avete (culturale, sociale, economico) nel vostro territorio e come lo avete raggiunto o state tentando di raggiungere?

Ancora siamo molto giovani per poter considerare la Fondazione come cardine di un processo di sviluppo significativo. “Voliamo bassi”, coscienti della necessità di realtà come la nostra che nella quotidianità e a piccoli passi incidono nel futuro della collettività.

Continua a leggere l’intervista qui

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