L’ALTRA FACCIA DEL CONTEMPORANEO – INTERVISTA 11: white.fish.tank, Ancona

Ideato da Ljudmilla Socci e diretto con Elisa Piersimoni, white.fish.tank si è costituito nel luglio del 2010 ad Ancona quale associazione no-profit attivamente impegnata nella cura e diffusione di iniziative artistiche orientate alla ricerca.
Un programma cosmopolita – formulato con il supporto dello storico dell’arte, critico e curatore Andrea Bruciati, in un’ottica di confronto, sperimentazione e stimolo – che affianca alle proposte di artisti internazionali un’offerta più specificatamente legata al territorio.
Un progetto-laboratorio volto a creare opportunità per i giovani artisti che si formano e/o operano nelle Marche.
Un luogo di osservazione, produzione e riflessione per artisti e addetti ai lavori, ma anche per un pubblico sempre più ampio, attento e curioso.
Un progetto-piattaforma aperto a collaborazioni estensive miranti a creare un network di operatori, pubblici e privati, per l’attivazione di progetti organici e puntuali, frutto di un’alleanza forte anche tra arte ed imprenditoria, per uno sviluppo sostenibile della cultura contemporanea.

Cosa significa operare lontano dai circuiti culturali consolidati e in un certo senso ai margini del sistema dell’arte?

Con l’esplosione del World Wide Web, il concetto di marginale è profondamente mutato, si può essere ovunque e raggiungere chiunque senza uscire di casa. Il decentramento può rappresentare un valore aggiunto, un’opportunità per innescare dinamiche di stimolo culturale al di là delle tendenze omogeneizzanti del sistema imperante.

Come vi rapportate con l’ambiente-territorio in cui lavorate? Come invece con il più ampio panorama nazionale e/o internazionale?

Tenere conto delle specificità del territorio di appartenenza è di fondamentale importanza, non si può pensare ad un’attività culturale eloquente che prescinda dal contesto d’inserimento e che al tempo stesso non attivi dinamiche di collaborazione e confronto capaci di guardare oltre i propri confini.

Quali sono le vostre risorse e potenzialità e al contempo le criticità e i problemi a cui far fronte quando ci si confronta con un contesto provinciale?

Da un lato un coinvolgimento più diretto da parte dei soggetti interessati che nella maggior parte dei casi si traduce in un sistema più snello e flessibile; dall’altro una propensione marcata verso due meccanismi ugualmente deleteri e apparentemente opposti: autoreferenzialità ed emulazione.

Quale ruolo avete (culturale, sociale, economico) nel vostro territorio e come lo avete raggiunto o state tentando di raggiungere?

Senza banalizzare sul rischio d’estinzione, vogliamo innescare uno stimolo forse utopico: quello del white.fish.tank è una sorta di progetto pioniere che vuole dimostrare come beni rari, quali la passione e il credere nelle cose, possano far realizzare programmi di estremo interesse anche in condizioni per nulla ottimali.

Qual è il pubblico a cui la vi riferite e con cui vi volete confrontare?

Ci rivolgiamo a persone curiose, si tratti di neofiti o conoscitori, giovanissimi o veterani; l’arte e la cultura sono pratiche partecipative che vanno ben al di là della mera contemplazione, pratiche che richiedono allo “spettatore” lo stesso sforzo cosciente e consapevole di capire e conoscere, che l’artista pretende dal proprio lavoro.

Continua a leggere l’intervista qui

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