L’ALTRA FACCIA DEL CONTEMPORANEO – INTERVISTA 12: flip project space, Napoli

Flip project space è una piattaforma di approfondimento di vari ambiti in relazione alla cultura contemporanea e alla pratica artistica. I progetti sono il risultato di un network internazionale e di collaborazioni multidisciplinari.

Cosa significa operare lontano dai circuiti culturali consolidati e in un certo senso ai margini del sistema dell’arte?

Significa semplicemente continuare a fare il proprio lavoro, seguire i propri interessi culturali creando una discussione con i propri amici e gli artisti, curatori e professionisti che si sentono più vicini. Non parleremmo di operare lontano dai circuiti consolidati.  I professionisti che gestiscono progetti non profit sono a loro volta protagonisti nel sistema dell’arte e realizzano, in maniera più libera, progetti collaborativi a volte molto interessanti.

Come vi rapportate con l’ambiente-territorio in cui lavorate? Come invece con il più ampio panorama nazionale e/o internazionale?

Napoli e’ una città incredibilmente fertile dal punto di vista culturale in generale e quindi artistico. Qui, il nostro spazio trova innumerevoli spunti. La nostra intenzione non è tuttavia quella di restare confinati a Napoli, piuttosto di avviare collaborazioni e portare avanti progetti  che possono funzionare anche in altri contesti. Partiamo sempre dal coinvolgimento del nostro network di amici, colleghi, curatori, artisti, architetti e creativi  conosciuti un po’ in giro.  La nostra idea è nata a Francoforte quando entrambi frequentavamo la Staedelschule. In precedenza ero stato un anno in California ed un periodo in Austria. Ala è invece originaria di Toronto, io vivo a Glasgow da due anni. Solitamente coinvolgiamo persone che abbiamo incontrato nel nostro percorso e con cui abbiamo condiviso momenti di discussione. Cerchiamo di conoscere sempre bene quelli con cui lavoriamo. L’idea non è quella di confezionare una mostra, ma di far nascere un progetto basato su una discussione che possa poi continuare nel tempo.

Quali sono le vostre risorse e potenzialità e al contempo le criticità e i problemi a cui far fronte quando ci si confronta con un contesto provinciale?

Come  appena detto, crediamo che il network internazionale su cui si basa la nostra attività ci permette  di realizzare progetti con un respiro più ampio. Flip è invitato a mettersi in relazione con contesti sempre diversi.Il nostro progetto how to make a delicious tea, per esempio, dopo essere stato pensato  nella sezione Lido di Artissima lo scorso anno, è stato riproposto presso Art Metropole di Toronto. La nostra potenzialità e risorsa maggiore è la rete di contatti di cui parlavamo prima; grazie a questi il contesto di provenienza con le sue criticità e problematiche non influisce in modo così radicale. 

Quale ruolo avete (culturale, sociale, economico) nel vostro territorio e come lo avete raggiunto o state tentando di raggiungere?

In molte città italiane  il fenomeno degli spazi gestiti da artistiè preminente e molto vivace. Flip è stata una delle prime realtà di questo genere che ha aperto a Napoli, almeno negli ultimi anni. In precedenza ci sono stati alcuni progetti indipendenti non profit come la piattaforma Expòsito o lo spazio Supportico Lopez, nate per iniziativa di curatori. L’ idea di aprire questo spazio è frutto della considerazione delle  dinamiche culturali della città e della necessità di attivare in questo contesto una discussione diversa. Pensiamo che Flip offra l’opportunità di condividere con quanti prendono parte al progetto e vengono da noi invitati a Napoli, alcuni degli aspetti specifici della situazione culturale napoletana. In questo senso è per noi interessante, sebbene lo facciamo in maniera indiretta, occuparci dei contrasti e delle tensioni che coesistono in questo contesto.

Qual è il pubblico a cui vi riferite e con cui vi volete confrontare?

Ci interessa che il pubblico dia un contributo al discorso da noi iniziato. Vorremmo che la separazione tra il lavoro artistico e l’osservatore si dissolva e che la distanza sia superata. Ad interessarci non è la mostra in senso letterale, o meglio anche quando si tratta di una mostra ci interessa che il lavoro abbia un approccio aperto e stimoli un avvicinamento.  In genere cerchiamo di lavorare su format o display che suscitino curiosità.

Continua a leggere l’intervista qui

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