Archivi categoria: Riflessioni

Are u ready? On V-drome you can watch movies and videos of visual artists and filmmakers on the contemporary scene

Vdrome is an online platform that offers regular, high quality screenings of films and videos directed by visual artists and filmmakers, whose production lies in-between contemporary art and cinema.
Each screening is presented during a limited period, as in a movie theatre.
Vdrome makes available a program of exceptional artists’s films and videos that are selected due to their importance, quality and innovative strength, many of which are only shown in the context of film festivals, exhibitions or specific surveys, being therefore of very limited access.
Vdrome is an initiative conceived and promoted by Mousse.

Curators: Edoardo Bonaspetti, Jens Hoffmann, Andrea Lissoni and Filipa Ramos
Coordination: Maria Acciaro and Davide Giannella
Web: Enrico Boccioletti

Project Partner:

Mousse Magazine and Publishing, Via De Amicis 53, 20123 Milano, Italy
T: +39 02 8356631, F: +39 02 49531400 M: info@moussemagazine.it

Destroyed, Stolen, Discarded, Rejected…in the Gallery of Lost Art

ImageGen.ashx

Arno Breker, 1900-1991

The Torch Bearer and The Sword Bearer (also known as The Party and The Army)
1938

The Gallery of Lost Art is an online exhibition that tells the stories of artworks that have disappeared. Destroyed, stolen, discarded, rejected, erased, ephemeral – some of the most significant artworks of the last 100 years have been lost and can no longer be seen.
This virtual year-long exhibition explores the sometimes extraordinary and sometimes banal circumstances behind the loss of major works of art. Archival images, films, interviews, blogs and essays are laid out for visitors to examine,  relating to the loss of works by over 40 artists across the twentieth century, including such figures as Marcel Duchamp, Joan Miró, Willem de Kooning, Rachel Whiteread and Tracey Emin.

The Gallery of Lost Art is curated by Tate, designed by digital studio ISO, and produced in partnership with Channel 4, with additional support from The Arts and Humanities Research Council (AHRC).

Jennifer Mundy, curator of The Gallery of Lost Art, says : “Art tends to be the history of what has survived. But loss has shaped our sense of art’s history in ways that we are often not aware of.  Museums normally tell stories through the objects they have in their collections. But this exhibition focuses on significant works that cannot be seen.”

The Gallery of Lost Art will last for one year before itself being lost.  It launched on 2 July 2012  featuring 20 artworks,  and a new work is added each week over six months until the exhibition is complete. Beyond these showcased works, the site provides a platform for interaction, discussion and commentary on the subject of lost art as a whole.

Jane Burton, Creative Director, Tate Media, says: “The Gallery of Lost Art is a ghost museum, a place of shadows and traces. It could only ever exist virtually. The challenge was to come up with a way of showcasing these artworks and telling their stories, when, in many cases, poor quality images are all we have left of them. The result is a new way of looking at art:  an immersive website in the form of a vast warehouse, where visitors can explore the evidence laid out for them.”

Look It! http://galleryoflostart.com/

Mappa offerta culturale a Como e Dintorni

 

Ingrandite la Mappa per scoprire quali sono i principali centri culturali a Como e dintorni.

indagine sull’offerta culturale di Como

Cari amici,
in vista dell’ultimo incontro della Kunsthalle più bella del mondo, XXI Towards a Centre of Contemporary Arts in Como, vi invitiamo a visionare  un breve questionario sull’offerta culturale della città di Como.
Vi ringraziamo per la collaborazione.
Il Blog della Kunsthalle più bella del Mondo

Funzione sociale delle pratiche curatoriali

No curator is an island

FILIPA RAMOS

Conversazione con Mary Anne Staniszewski

Lo scorso mese l’Istituto Svizzero di Roma ha organizzato, a Venezia, Harald Szeemann in context, un summit di due giorni dedicato alla riflessione e all’analisi del noto curatore. Attraverso un intenso programma e una fitta agenda, l’incontro ha ospitato diversi contributi, da quelli dal tono più intimo e aneddotico, a quelli volti a un’analisi delle metodologie del suo lavoro; dalla rivisitazione di momenti specifici della sua carriera, fino alla discussione del senso del reale utilizzo della sua eredità.
A conclusione dell’incontro, l’intervento di Mary Anne Staniszewski ha introdotto un passaggio fondamentale rispetto al momento attuale, sottolineando la necessità di considerare la situazione politica e sociale contingente – con gli importanti avvenimenti di occupazione e le agitazioni che stanno dilagando a livello globale, da Piazza Tahrir a Zuccotti Park –, al fine di dare un nuovo senso alla complessiva indagine della figura curatoriale, nell’ambito di una sfera culturale più ampia. È sembrato quindi logico proseguire la conversazione con Mary Anne Stanizewski riguardo al suo discorso sulla funzione sociale delle pratiche curatoriali. Ed è così che, tenendo a mente il suo manifesto in cui dichiara che “la curatela, come la creazione d’arte, può essere un catalizzatore per il cambiamento culturale e sociale” e prestando particolare attenzione alla sua lunga collaborazione con lo spazio indipendente newyorchese Exit Art, abbiamo approfondito pensieri, ricordi, esperienze.

Filipa Ramos Non potremmo cominciare la nostra conversazione senza ricordare la drammatica e recente scomparsa di Jeanette Ingberman, che deve averti scosso profondamente nel privato e in ambito lavorativo. Proprio riguardo a questo, vorrei domandarti di parlare della tua esperienza in collaborazione con Exit Art e sapere cosa pensi circa il futuro di uno spazio espositivo alternativo così importante.

Mary Anne Staniszewski Exit Art è stata, in un certo senso, Jeanette Ingberman e Papo Colo. Hanno dato vita a uno spazio alternativo che col tempo si è trasformato in un centro culturale e che ha quel tipo di qualità che associerei a un gesamtkunstwerk. Colo si è sempre occupato del design delle mostre, delle pubblicazioni, degli inviti e dei materiali per la programmazione, dal momento che ha una formazione artistica, mentre Jeanette aveva uno slancio più storico-artistico, teorico e nel complesso manageriale, essendosi formata come storica dell’arte e curatrice; inoltre avendo ricoperto, in età molto giovane, una posizione importante al Bronx Museum, era piuttosto addentro alla scena contemporanea. Insieme pensavano le mostre e la programmazione. Colo è interessato a proseguire con il teatro e in qualche modo con il programma ecologico attraverso l’iniziativa S.E.A. (Social Environmental Aesthetics). E c’è un’altra area che Jeanette e Colo erano intenti a sviluppare, che non è ufficialmente una parte di Exit Art: si tratta della residenza per artisti-studenti che hanno cominciato ad avviare a Puerto Rico. Jeanette e Colo avevano comprato un po’ di terra vicino alla foresta El Yunque, dove avevano costruito alcuni padiglioni, con l’idea iniziale di realizzare una residenza creativa sostenibile, che ora potrebbe diventare piuttosto un programma educativo incentrato sulle Americhe. È ancora a uno stadio di studio, ma credo che Colo continuerà a svilupparlo. Quindi, dobbiamo aspettare di vedere come si evolverà il tutto, ma è chiaro che non sarà più Exit Art di prima. Come ha detto recentemente Antoni Muntadas, mentre discutevamo la situazione attuale: “Exit Art è sempre stato Jeanette e Colo, due energie complementari!”.

Questo discorso si collega al modo in cui alcune figure siano così carismatiche e artisticamente creative, e a come certe pratiche e alcune istituzioni siano loro così intimamente associate, come si è anche discusso in questi giorni nel corso del dibattito sulla figura di Harald Szeemann. E questo non ha nulla a che vedere con la creazione di miti di stampo pre-moderno, è piuttosto una sorta di celebrazione delle possibilità di ciò che un essere umano o una collaborazione sono in grado di realizzare. Exit Art è stato un collettivo, un’istituzione aperta a interventi di curatori, artisti, attivisti e studenti, e questi progetti hanno rappresentato un canale creativo per le idee di diverse comunità e diverse questioni.

La prima mostra di Jeanette e Colo è stata Illegal America (1982), un’esposizione sull’arte censurata e sugli artisti che, producendo il proprio lavoro, sono entrati in conflitto con la legge. Inoltre, gran parte della programmazione iniziale aveva a che fare con gruppi e temi non affrontati generalmente dal mainstream artistico, per cui Exit Art ha assunto l’identità di spazio multiculturale, prima che “multiculturale” divenisse un termine! Ricordo che a un certo punto la gente cominciò a definirla una galleria “del terzo mondo”, tanto che per un po’ Colo e Jeanette la chiamarono “Exit Art: the first world” [Exit Art: il primo mondo].

To be continued on …http://www.undo.net/it/magazines/1330616594

Cittadellarte

Cittadellarte ha come scopo di ispirare e produrre un cambiamento responsabile nella società attraverso idee e progetti creativi.
Cittadellarte-Fondazione Pistoletto viene istituita nel 1998 come attuazione concreta delManifesto Progetto Arte, con il quale l’artista Michelangelo Pistoletto propone un nuovo ruolo per l’artista: quello di porre l’arte in diretta interazione con tutti gli ambiti dell’attività umana che formano la società.
Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale.
Il nome Cittadellarte incorpora due significati: quello di cittadella, ovvero un’area in cui l’arte è protetta e ben difesa e quello di città, che corrisponde all’idea di apertura e interrelazione complessa con il mondo.
Le attività di Cittadellarte perseguono un obiettivo di base: portare operativamente l’intervento artistico in ogni ambito della società civile, per contribuire a indirizzare responsabilmente e proficuamente le profonde mutazioni epocali in atto.
Cittadellarte è strutturata organicamente secondo un sistema cellulare. Essa si configura in un nucleo primario che si suddivide in differenti nuclei. Questi prendono il nome di Uffizi. Ogni Ufficio conduce una propria attività rivolta ad un’area specifica del sistema sociale.
Le finalità degli Uffizi consistono nel produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale.
Gli Uffizi attualmente attivi si occupano di Arte, Educazione, Ecologia, Economia, Politica, Spiritualità, Produzione, Lavoro, Comunicazione, Architettura, Moda e Nutrimento.

Notes from Temporary Kunsthalle: VIKTOR MISIANO e BARTOLOMEO PIETROMARCHI

22 Aprile 2012, 6pm from Como….Fondazione Antonio Ratti

….preparativi XIX. incontro  Temporary Kunsthalle….

Viktor Misiano    http://www.fondazioneratti.org/mostre/249/xix_temporary_kunsthallen

Storia di Manifesta (biennale): valore del locale e del globale

Manifesta Magazine: rivista teorica sulla curatela.

Bartolomeo Pietromarchi   http://www.fondazioneratti.org/mostre/249/xix_temporary_kunsthallen

MACRO di Roma : molto vicino ad un centro di produzione di arte

The end